Panatta sulla crisi di Alcaraz: "Ha sbagliato con Ferrero, il segreto sono gli allenatori"
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Panatta sulla crisi di Alcaraz: “Ha sbagliato con Ferrero, il segreto sono gli allenatori”

Secondo Adriano Panatta, la crisi di Carlos Alcaraz ha una radice chiara: l’addio a Ferrero. L’ex tennista contrappone il modello italiano, esaltando il ruolo dei maestri e il movimento creato da Sinner.

Adriano Panatta ha una teoria precisa e la espone alla nuova Ds. La crisi di Carlos Alcaraz non è un mistero, ma la conseguenza di una scelta specifica: l’allontanamento dal suo allenatore Juan Carlos Ferrero. Secondo l’ex tennista, il giovane spagnolo, dopo i numerosi trofei vinti, a 21 anni è diventato “più intraprendente” e ha commesso un errore. Panatta descrive Ferrero come un tecnico “tosto, difficile, ma anche un grande conoscitore di tennis”, una figura chiave per la crescita di un atleta. La sua analisi mette in luce un principio per lui evidente: dietro i successi di un giocatore c’è quasi sempre la mano del suo maestro.

Il modello italiano come esempio

Panatta contrappone la scelta di Alcaraz al percorso dei tennisti italiani. Il successo del tennis tricolore, che vede l’Italia come prima nazione al mondo nella disciplina, si fonda su “tanti piccoli miracoli generati dall’impegno estremo dei maestri”. Vengono citati esempi concreti di sodalizi duraturi. Riccardo Piatti ha portato Jannik Sinner a livelli altissimi, Vincenzo Santopadre ha cresciuto Matteo Berrettini e Simone Tartarini segue Lorenzo Musetti da quando aveva 12 anni. Un altro riferimento è Rafael Nadal, allenato per una vita dallo zio Toni. Questi rapporti, definiti “viscerali”, si basano su una dedizione che porta i coach a rinunciare alla propria vita privata per seguire quotidianamente gli atleti.

Cobolli, l’allievo che imita Sinner

In questo contesto si inserisce l’ascesa di Flavio Cobolli. Panatta lo descrive come un “bravissimo ragazzo con un grande cuore”, parte di una nuova generazione che sta imitando Sinner. Il numero uno al mondo ha infatti innescato un vero e proprio movimento. Cobolli, con le sue gambe da ex calciatore delle giovanili della Roma, porta in campo una fisicità che lo aiuta. Ma è il suo carattere ad aver colpito Panatta, in particolare l’emozione mostrata dopo la vittoria contro Zverev, dedicata a un giovane amico del suo circolo di tennis scomparso. Un gesto che, secondo l’ex campione, rivela lo spessore umano del giocatore. La finale persa a Ginevra contro Shelton non scalfisce il giudizio. Si può perdere contro un ottimo avversario, su una terra battuta più veloce di quella mediterranea. L’allenatore, prima di tutto, deve capire di tennis e non avere lacune, senza trasformarsi in un genitore o un confessore. “Se resti per tutta la carriera con un coach padre c’è il rischio che il rapporto possa lacerarsi”, conclude Panatta.