Il ritiro di un tennista a un passo dalla finale di un torneo del Grande Slam è un evento di eccezionale rarità. La rinuncia di Matteo Arnaldi al Roland Garros a causa di un virus ha riacceso i riflettori su una decisione che, nell’era Open, ha solo due precedenti. Per abbandonare la possibilità di giocarsi un titolo così prestigioso, le motivazioni devono essere insormontabili, come dimostrano le storie di Rafael Nadal e Richard Krajicek.
Il dolore addominale ferma Nadal a Wimbledon
Il precedente più vicino nel tempo risale a Wimbledon 2022. Rafael Nadal, reduce dalla vittoria del suo 22° Slam al Roland Garros, si presentò a Londra con evidenti difficoltà fisiche. Nonostante un dolore addominale, riuscì a superare Taylor Fritz nei quarti di finale. L’infortunio si aggravò nei giorni successivi. La situazione lo costrinse al forfait. La sua rinuncia spalancò le porte della prima e unica finale Slam a Nick Kyrgios, che si trovò inaspettatamente all’atto conclusivo del torneo, poi perso contro Novak Djokovic.
La spalla tradisce Krajicek in Australia
Per trovare l’altro caso bisogna tornare all’Australian Open del 1992. Protagonista fu l’olandese Richard Krajicek, giocatore potente ed elegante, che dovette arrendersi a un infortunio alla spalla prima di affrontare Jim Courier in semifinale. Il ritiro permise a “Big Jim” di accedere direttamente alla finale, dove sconfisse Stefan Edberg. Quel successo non solo consegnò a Courier il suo primo titolo a Melbourne, il secondo Slam in carriera, ma lo proiettò anche per la prima volta in cima alla classifica ATP, diventando il decimo numero uno nella storia del ranking.




