Jenson Brooksby, prossimo avversario di Jannik Sinner a Wimbledon, ha condiviso pubblicamente la sua diagnosi di autismo severo ricevuta da bambino. Lo statunitense, classe 2000, è stato non verbale fino all’età di quattro anni e ha seguito una terapia intensiva per 40 ore a settimana. La sua storia, rivelata nel 2024, getta una nuova luce sul suo percorso nel tennis professionistico, iniziato nel 2021.
Un modello oltre il campo
La decisione di parlare apertamente della sua condizione è nata dal desiderio di essere un punto di riferimento. “Non avevo un modello a cui guardare con ammirazione e dire: ‘Wow, sono autistici e sono riusciti davvero a farcela nel tennis’”, ha spiegato Brooksby in un’intervista al sito ATP. Il suo obiettivo va oltre lo sport, sperando di ispirare chiunque nello spettro autistico a inseguire i propri sogni. In campo, ha raccontato come la sua sensibilità sensoriale lo renda più suscettibile a stimoli come il rumore del pubblico, un fattore che ha imparato a gestire nel tempo. Il suo nome è un omaggio al pilota di Formula 1 Jenson Button, idolo del padre Glen.
Lo stile di gioco e la carriera
Il tennista, alto 193 centimetri, è un giocatore prevalentemente difensivo che costruisce il suo gioco dalla linea di fondo. La sua forza risiede nella costanza e nell’atletismo, che gli permettono di eccellere negli scambi prolungati e nella copertura del campo. Il rovescio a una mano è il suo colpo migliore, mentre il servizio, con una velocità media di 115 chilometri orari, rappresenta un punto debole. La sua carriera ha visto un picco con il ranking numero 33 nel giugno 2022 e la vittoria del Master 250 di Houston. Il percorso è stato interrotto da una squalifica di 13 mesi per tre controlli antidoping saltati, terminata nel marzo 2024. L’unico precedente con Sinner risale al 2021 a Washington, con la vittoria dell’italiano per 7-6, 6-1.




