Il pianto di Jack Draper a Montreal, il polso malandato di Carlos Alcaraz e i controlli al ginocchio di Jannik Sinner non sono episodi isolati. Rappresentano i segnali di un sistema che sta portando il fisico e la mente dei tennisti a un punto di rottura. Il calendario fitto, la velocità del gioco e la pressione costante stanno presentando un conto sempre più salato agli atleti, costretti a fare i conti con un logorio senza precedenti.
La carrozzeria che tradisce il motore
Il tennis contemporaneo è diventato una disciplina ibrida, quasi uno sport aerobico e di potenza allo stesso tempo. Secondo il dottor Agostino Rossoni, medico dello sport, le richieste fisiche sono aumentate in modo esponenziale. Il problema nasce da una combinazione di fattori: un calendario saturo di impegni e un gioco sempre più rapido. La spettacolarizzazione degli eventi ha portato a un incremento del loro numero, con gli atleti a pagarne le conseguenze. Se ridurre il numero di partite appare una soluzione impraticabile, si può agire su altri elementi. Rossoni indica come fattori modificabili i materiali, le superfici di gioco, con una possibile riduzione dei tornei su cemento per limitare lo stress da impatto, e le palline. Un lavoro mirato su prevenzione e preparazione resta fondamentale per diminuire la frequenza degli infortuni, come dimostra la scelta di Sinner di sottoporsi ad accertamenti al ginocchio. Una decisione che, secondo il medico, rientra in un corretto approccio preventivo, spesso evitato dagli atleti per timore di cattive notizie.
La pentola a pressione delle emozioni
Il crollo fisico è spesso la conseguenza di un sovraccarico mentale. Le lacrime di Draper dopo la sconfitta con Atmane, secondo lo psicologo dello sport Aldo Grauso, non sono un segno di debolezza. Al contrario, rappresentano un meccanismo di protezione. “Quelle lacrime sono il ‘salvavita’ che scatta per evitare che l’intero impianto vada in cortocircuito”, spiega Grauso, definendo il pianto come un modo per ripristinare l’equilibrio. La frustrazione di Draper nasce dal sentirsi con “il motore di una Formula 1 intrappolato in una carrozzeria che continua a tradirlo”. Questa repressione emotiva ha conseguenze dirette. Grauso critica la narrazione che elogia Sinner perché “non mostra mai emozioni”, ricordando che non esternare un sentimento non significa non provarlo. Il malore dell’altoatesino a Parigi o i blackout di atleti come Stefanos Tsitsipas e Alexander Zverev sarebbero la diretta conseguenza di questa gestione emotiva. Reprimere ciò che si prova costringe l’organismo a somatizzare la carica nervosa, scaricandola sulla muscolatura e sugli organi interni.




