Un padre single che è anche allenatore, mentore e sponsor. Gino Darderi ha costruito con le proprie mani la carriera del figlio Luciano, oggi numero 16 del mondo, partendo da una promessa fatta a se stesso: dedicare la vita ai suoi ragazzi. Un percorso fatto di sacrifici, scelte coraggiose e un legame indissolubile che unisce tre uomini: Gino e i suoi due figli tennisti, Luciano e il più giovane Vito. Dalla sua casa di Villa Gesell, in Argentina, il padre-coach ripercorre le tappe di un’avventura sportiva e umana unica.
Un’indipendenza pagata a caro prezzo
Per finanziare i viaggi nel circuito, Gino ha gestito per anni una ventina di appartamenti sulla costa argentina. I sacrifici economici sono stati enormi, una necessità dettata da una scelta precisa: mantenere l’indipendenza tecnica dalla Federazione italiana. “Volevo portare avanti il mio programma, ero sicuro di quello che facevo e l’ho dimostrato”, spiega Gino. Questa decisione ha significato rinunciare a contributi per le spese e a wild card, rendendo la strada più ripida. Ci sono stati momenti di sconforto, come quando Luciano, a 19 anni, faticava nei Challenger. “Mi chiamava e mi diceva: ‘Papà, così non va’”, ricorda Gino. Ma la determinazione ha prevalso. Hanno stretto i denti, lavorando a testa bassa fino a quando i risultati sono arrivati, trasformando un terraiolo in un giocatore competitivo su ogni superficie.
Padre e allenatore: “Dentro il campo sono severo”
Il legame tra i due si basa su un equilibrio preciso. “Fuori dal campo scherziamo, ci divertiamo, ma dentro sono severo”, ammette il padre-allenatore. Un rigore necessario per raggiungere i vertici, unito alla protezione di un genitore che conosce le insidie del mondo del tennis. “Con Luciano, essendo mio figlio, non ho accettato alcun compromesso. Così lui gioca tranquillo senza dover rendere conto a nessuno”. Questo rapporto si estende anche alla vita quotidiana di una famiglia cresciuta senza una figura materna, dove anche i figli, fin da piccoli, davano una mano in casa. Un’unione che oggi coinvolge anche il diciottenne Vito, che sta muovendo i primi passi nel circuito ITF. “Vito ha un talento naturale che Luciano non aveva”, osserva il padre, “ma in questo sport ci vuole la testa”.
Obiettivo top 10 e il sogno della Davis
La scalata non è finita. L’obiettivo è entrare tra i primi dieci giocatori del mondo. Un traguardo che Luciano ha già sfiorato in primavera, prima di essere frenato da alcuni problemi fisici, tra cui un’operazione alle tonsille. Per compiere l’ultimo passo, secondo il padre, bisogna insistere su due fondamentali: “Dobbiamo lavorare molto sul servizio e sul rovescio, soprattutto sugli spostamenti nel lato sinistro del campo”. Accanto all’obiettivo del ranking, c’è un desiderio che Luciano non ha mai nascosto: vestire la maglia azzurra in Coppa Davis. Gino si aspetta una convocazione da parte del capitano Volandri. Sarebbe il giusto riconoscimento per un ragazzo che, come sottolinea il padre, “rappresenta la bandiera italiana da 15 anni”.




