La denuncia di Matteo Berrettini ha scosso il mondo del tennis. Dopo la vittoria contro Stan Wawrinka agli US Open, il tennista romano ha raccontato di aver ricevuto minacce rivolte alla sua famiglia, con alcuni messaggi arrivati sul telefono del fratello durante il Roland Garros.
Filippo Volandri ha voluto esprimere pubblicamente la propria solidarietà. Il capitano della Nazionale italiana di Coppa Davis ha condannato l’accaduto, definendo inaccettabile il clima di intimidazione che può accompagnare l’attività dei giocatori.
Volandri: «Non possiamo considerarla la normalità»
Per Volandri, quello raccontato da Berrettini non rappresenta un episodio isolato. Il capitano azzurro ha richiamato l’attenzione sul problema delle scommesse e sulle conseguenze che possono ricadere sui tennisti, sia uomini sia donne.
Insulti e minacce vengono spesso indirizzati ai giocatori quando il risultato non soddisfa le aspettative di chi scommette. Ma secondo Volandri esiste una linea che non può essere oltrepassata.
«Non possiamo considerarla la normalità», ha sottolineato il capitano della Davis, distinguendo la pressione sportiva dagli attacchi che coinvolgono direttamente la vita privata degli atleti.
La richiesta di protezione per i giocatori
La vicenda di Berrettini deve quindi servire anche ad accendere i riflettori sulla tutela dei tennisti, soprattutto dei più giovani. Per Volandri, nessun risultato sul campo può giustificare minacce rivolte a un giocatore o ai suoi familiari.
Il messaggio è netto: «Chi minaccia o intimidisce un atleta deve essere perseguito con la massima fermezza».
La denuncia di Berrettini porta così in primo piano una questione che va oltre il singolo episodio. Il confine tra il tifo, la delusione per una sconfitta e l’intimidazione non può essere cancellato.




