Lorenzo Musetti torna a giocare una partita in un torneo del Grande Slam e lo fa con una vittoria. Al primo turno degli US Open 2026 ha superato Arthur Fery in tre set, mettendo fine a un’attesa iniziata dopo gli Australian Open. Una prestazione solida che segna una ripartenza dopo mesi complicati, tra infortuni e il peso di una ferita sportiva ancora aperta.
La delusione australiana e la gestione degli infortuni
Il punto più alto della sua carriera, raggiunto a Melbourne, si è trasformato in un momento difficile da gestire. “Melbourne è stato forse l’apice del mio livello, specialmente nel match con Nole”, ha spiegato Musetti, ricordando la partita contro Djokovic. Quel quarto di finale ha lasciato scorie. “Ho vissuto male quel momento e ho chiesto poco aiuto alle persone intorno a me. Questo mi ha portato un po’ giù”. A complicare il quadro sono arrivati gli infortuni, un ciclo frustrante di stop e ripartenze. “C’è voluta molta pazienza. Ho passato molto tempo a riflettere su quale fosse il problema, non è stato facile individuare una causa precisa”. Ora il tennista di Carrara si sente finalmente sano. “Sono molto felice di essere tornato fisicamente a posto e a un buon livello tennistico”.
La tattica a New York e la fiducia ritrovata
Contro Fery, Musetti ha messo in campo una strategia precisa. “La strategia era cercare di avere una traiettoria della palla più alta e usare le variazioni del mio gioco”, ha raccontato. Un piano che ha funzionato, nonostante la sensazione di non aver espresso il suo miglior tennis. Il rientro nel circuito nordamericano ha dato segnali positivi, con due quarti di finale e sconfitte solo contro avversari in grande spolvero come Jodar e Tiafoe. “Non pensavo di rientrare e di sentirmi così bene sin da subito”, ha ammesso. Le buone sensazioni sono arrivate anche da Cincinnati, un torneo storicamente ostico per lui. “Credo di aver giocato davvero bene”. La vittoria a New York chiude un cerchio. “Mi mancavano le emozioni di uno Slam”.




