La sconfitta di Stefanos Tsitsipas contro Ben Shelton agli ottavi degli US Open ha segnato un punto di non ritorno. Con la sua eliminazione, per la prima volta in 150 anni e 524 tornei, nessuna semifinale Slam del 2026 ha visto in campo un giocatore con il rovescio a una mano. Un evento che certifica la fine di un’era per il tennis, un colpo che per molti ne incarnava la bellezza estetica.
Il peso di un’eredità
Sulle spalle del tennista greco pesava una grande responsabilità, come lui stesso aveva lasciato intendere sui social parlando della necessità di difendere 150 anni di storia. La missione non è riuscita. Tsitsipas era stato l’ultimo esponente di questo stile a raggiungere una finale Slam, agli Australian Open del 2023. Dopo la partita, ha analizzato con lucidità il cambiamento in atto. “Prima il 95% dei giocatori usava il rovescio a una mano, ora la situazione si è completamente ribaltata”, ha spiegato il greco. Pur mostrando un certo fatalismo, ha aggiunto: “Il tennis comunque rimane lo stesso, non credo morirà nessuno se il rovescio a una mano sparirà, ma credo che questo possa cambiare”.
Le speranze per il futuro
Il dominio del rovescio bimane è ormai un dato di fatto, con giocatori come Jannik Sinner e Carlos Alcaraz che ne hanno fatto un’arma, seguendo le orme di Novak Djokovic e Rafael Nadal. L’ultimo grande interprete del rovescio a una mano a vincere uno Slam è stato Dominic Thiem agli US Open 2020. Prima di lui, Roger Federer e Stan Wawrinka avevano tenuto alta la bandiera di questo colpo. Proprio Federer, in un’esibizione, si è mostrato più ottimista, affermando che il rovescio a una mano non è morto. Le speranze per la salvaguardia di questo gesto tecnico sono ora riposte in Lorenzo Musetti, ultimo semifinalista Slam con questo colpo al Roland Garros 2025 e indicato da molti come il talento che potrebbe mantenere viva la tradizione.




