“Ormai, dal numero 2 al numero 80, tutti se la giocano con tutti”. Le parole di Francisco Cerundolo, pronunciate a New York dopo aver battuto Taylor Fritz, fotografano la realtà di un circuito maschile che ha raggiunto un livello di competitività senza precedenti. L’idea di un tennis più “facile” in passato, evocata con ironia da Alexander Bublik, trova riscontro nelle difficoltà che anche i top player incontrano costantemente. Un esempio è la battaglia al primo turno dello US Open, dove Lorenzo Sonego, numero 89 ATP, ha portato al quinto set la testa di serie numero 2 Alexander Zverev, arrivando a due punti dalla vittoria.
La nuova frontiera del gioco: intensità e dati
L’evoluzione del tennis non è solo una percezione, ma un fatto supportato dai numeri. Gli analisti ATP dispongono di dati che mostrano un sensibile aumento della velocità media dei colpi e della quantità di top-spin, specialmente sul dritto, rispetto a 15 o 20 anni fa. Queste statistiche delineano un gioco dove la potenza è solo una parte dell’equazione. L’elemento chiave è l’intensità, una richiesta di prestazione costante, palla dopo palla. Non c’è più spazio per pause o cali di concentrazione. La lotta per non cedere campo, la spinta con le gambe e la capacità di anticipare sono diventate le fondamenta del tennis ai massimi livelli, dove ogni minimo errore viene pagato a caro prezzo.
Il confronto con il passato secondo i veterani
Chi ha vissuto l’era dei “Big Three” e quella attuale di Sinner e Alcaraz conferma questo cambiamento. Giocatori esperti come Grigor Dimitrov e Stan Wawrinka hanno spiegato come negli anni ’10 ci fosse ancora margine per variazioni tattiche, come l’uso del rovescio a una mano per manovrare lo scambio o per costruire il punto a rete. Oggi, il ritmo imposto dalla linea di fondo limita queste opzioni. La fisicità e la capacità di sostenere scambi prolungati ad alta velocità sono diventate le qualità predominanti. La battuta di Alexander Bublik all’arbitro Mohamed Lahyani, “Ti ricordi di quando il tennis era facile?”, mentre era sotto pressione contro il giovane Jakub Mensik, riassume perfettamente la sensazione diffusa nel circuito.




