Nishikori, l'annuncio del ritiro: addio al tennis a fine 2026
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Kei Nishikori si ritira: l’ultimo match a Tokyo chiude una carriera storica

Saluta un’icona del tennis giapponese.

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Ha scelto l’Ariake Colosseum, uno dei luoghi simbolo del tennis giapponese, per mettere il punto finale a una carriera che ha cambiato la storia di questo sport nel suo Paese. Kei Nishikori si è ritirato a 36 anni, dopo la sconfitta contro Frances Tiafoe al primo turno del Japan Open di Tokyo.

Il giapponese ha perso 6-4 6-4, ma il risultato è rimasto sullo sfondo di una giornata dedicata soprattutto al suo addio. Dopo quasi vent’anni di carriera, Nishikori ha salutato il tennis professionistico davanti al pubblico di casa, quello che per anni lo ha seguito come il principale riferimento del movimento nazionale.

Il primo giapponese nella Top 10

La carriera di Nishikori è stata costellata di primati. È stato il primo giapponese a entrare nella Top 10 del ranking ATP e il primo asiatico a raggiungere una finale Slam in singolare maschile.

Ha chiuso la carriera con 12 titoli ATP e altre 15 finali, quattro qualificazioni alle Nitto ATP Finals e due semifinali raggiunte nel torneo dei migliori. Sono state 452 le vittorie ottenute nel circuito maggiore.

Il suo miglior piazzamento è arrivato nel marzo 2015, quando Nishikori ha raggiunto la quarta posizione mondiale. Un traguardo che, all’inizio della sua carriera, sembrava quasi fuori portata.

Da Shimane alla Florida

Nishikori ha iniziato a giocare a tennis a cinque anni nella prefettura di Shimane. A 14 anni ha lasciato il Giappone per trasferirsi negli Stati Uniti, grazie al fondo creato da Masaaki Morita, ex dirigente Sony, che sosteneva economicamente la formazione dei migliori giovani tennisti giapponesi presso l’accademia di Nick Bollettieri a Bradenton.

Fu proprio Bollettieri a spingerlo a pensare in grande. Ogni giorno gli ripeteva: «Sarai il numero 1 del mondo».

In quel momento il miglior giapponese di sempre nel ranking ATP era Shuzo Matsuoka, arrivato al numero 46 nel 1992. Per Nishikori iniziò così una sfida personale, il cosiddetto “Project 45”: superare quel record ma, alla fine, non si fermò al 45, arrivando fino al numero 4.

Un talento più forte degli infortuni

Il percorso è stato tutt’altro che lineare. Nel 2009 Nishikori si è sottoposto a un intervento al gomito, restando lontano dai campi per un anno. Nel corso della carriera sono arrivati altri problemi, soprattutto all’anca e alla schiena.

Uno degli episodi più emblematici risale alla finale del Masters 1000 di Madrid del 2014 contro Rafael Nadal. Nishikori era riuscito a mettere in difficoltà il padrone di casa sulla terra rossa, prima di essere costretto a fare i conti con un problema fisico.

Eppure proprio la capacità di resistere nei momenti difficili è diventata una delle caratteristiche della sua carriera. Nishikori ha vinto il 72,5% dei set decisivi, con un bilancio di 158 successi e 60 sconfitte. Nell’era Open, considerando il circuito ATP, soltanto Bjorn Borg e John McEnroe hanno fatto meglio. Nei quinti set il dato è ancora più impressionante: 29 vittorie e 8 sconfitte, pari al 78,4%.

Il 2014, la finale dello US Open e il bronzo olimpico

Il momento più alto della sua carriera è arrivato nel 2014. Agli US Open, Nishikori ha raggiunto la finale dopo aver eliminato al quinto set Milos Raonic negli ottavi e Stan Wawrinka nei quarti, prima di superare Novak Djokovic in semifinale.

È diventato così il primo asiatico a raggiungere una finale Slam in singolare maschile. In finale ha trovato Marin Cilic, che si è imposto in quattro set.

Quello stesso anno Nishikori ha raggiunto anche le Nitto ATP Finals, diventando il primo giocatore asiatico a qualificarsi per il torneo, la cui storia era iniziata proprio a Tokyo nel 1970.

Due anni dopo è arrivato un altro risultato storico. Ai Giochi Olimpici di Rio 2016, il giapponese ha battuto Rafael Nadal nella finale per il bronzo, regalando al Giappone la prima medaglia olimpica nel tennis dal 1918.

Le vittorie contro Federer, Nadal e Djokovic

Nel corso della carriera Nishikori ha battuto tre volte Roger Federer, due volte Rafael Nadal e altrettante Novak Djokovic.

Il suo tennis, costruito sulla velocità e sulla capacità di anticipare il gioco, lo ha portato a confrontarsi per anni con i migliori della sua generazione. Ha chiuso due stagioni nella Top 5 e altre due nella Top 10, diventando una presenza abituale nelle fasi finali dei grandi tornei.

Anche fuori dal campo la sua popolarità in Giappone è cresciuta enormemente. Nel periodo di massima fama, Nissin Foods arrivò ad acquisire i diritti sul suo nome per una particolare operazione commerciale: nel Paese Kei poteva essere associato al nome Nishikori Nissin.

Il ritorno, l’ultimo infortunio e l’addio

Il fisico ha continuato a condizionare la parte finale della carriera. Nel 2022 Nishikori si è sottoposto a un intervento all’anca sinistra, a 33 anni, ma ha continuato a cercare un modo per tornare competitivo.

Il suo rientro è stato segnato da altri stop, senza però cancellare quanto costruito negli anni precedenti. Nel frattempo, una nuova generazione di tennisti giapponesi ha iniziato a crescere anche grazie alla strada aperta da lui.

«Molte persone in Giappone seguono il tennis grazie a lui. È una superstar», ha detto Kei Sakamoto, uno dei giocatori che appartengono alla generazione successiva.

Nishikori, la ragione per cui altri hanno iniziato a crederci

Per quasi vent’anni Nishikori è stato molto più di un giocatore di successo. È stato il volto di un movimento che cercava un riferimento internazionale e che, prima di lui, non aveva mai avuto un uomo capace di arrivare così in alto nel ranking.

La sua storia era iniziata con un ragazzo timido partito da Shimane a 14 anni per inseguire un sogno negli Stati Uniti. Si chiude ora nello stesso Paese dal quale era partito, davanti al pubblico dell’Ariake Colosseum.

Nishikori non è diventato il numero 1 del mondo. È diventato qualcosa di altrettanto concreto per il tennis giapponese: il giocatore che ha dimostrato che quel traguardo poteva essere inseguito davvero. E la sua eredità si misura anche da chi ha iniziato a crederci dopo di lui, come Naomi Osaka, prima asiatica a raggiungere il numero 1 del ranking mondiale.