Claudio Pistolesi ha raccontato a Fanpage.it un episodio inquietante risalente al 2008, quando allenava Simone Bolelli. In quel periodo, le tensioni legate ai risultati sportivi superarono i confini della critica, arrivando fino alla vita privata dell’allenatore, che ricevette a casa una lettera anonima contenente minacce di morte.
L’ex tennista, che raggiunse il numero 71 del ranking ATP il 17 agosto 1987, ha ripercorso quei momenti ricordando la preoccupazione per la propria famiglia e la decisione di rivolgersi alle forze dell’ordine.
La lettera anonima con il disegno di una bara
La vicenda risale al periodo in cui Pistolesi seguiva Bolelli. Nella sua abitazione romana, il tecnico trovò una busta anonima con un messaggio intimidatorio e il disegno di una bara. Il contenuto era esplicito: «Tu finirai qua dentro, fai schifo».
Nel corso dell’intervista, Pistolesi ha spiegato anche perché l’episodio lo avesse particolarmente preoccupato, considerando la presenza della madre nella sua abitazione durante le sue frequenti assenze.
«Quando allenavo Simone Bolelli mi è arrivata una lettera a casa e meno male che l’ho aperta io, perché non stavo spesso a Roma. Spesso lasciavo mia madre, che aveva una certa età già allora. C’erano minacce di morte, c’era il disegnino della bara. Diceva: “Tu finirai qua dentro, fai schifo”».
L’allenatore denunciò l’accaduto ai Carabinieri contro ignoti. Gli accertamenti permisero di stabilire che la lettera era stata spedita da Brescia, ma non fu possibile identificare il responsabile. Pistolesi ha ricondotto l’intimidazione alle sconfitte ottenute in quel periodo da Bolelli.
La pressione psicologica e il caso Cobolli
Quell’episodio non fu l’unico segnale di un clima difficile. Nello stesso periodo, anche Bolelli confidò al proprio allenatore di sentirsi perseguitato. Pistolesi ha sottolineato quanto la pressione e gli attacchi personali possano incidere sul benessere di un atleta, indipendentemente dalla sua situazione economica.
«Non importa quanti soldi hai, se soffri, se ti senti attaccato, ti senti perseguitato, non cambia niente, sei sempre un essere umano».
Le sue parole sono tornate d’attualità nel 2026, alla luce degli attacchi sui social rivolti a Flavio Cobolli, fenomeno che Pistolesi ha definito senza mezzi termini «il male del tennis».
Il 2008 fu anche un anno di forti tensioni tra il duo Pistolesi-Bolelli e la Federazione Italiana Tennis. La frattura culminò con la squalifica del giocatore per non aver risposto alla convocazione per la Coppa Davis. In seguito, Bolelli aveva sostenuto che il provvedimento fosse legato anche ai rapporti complicati tra il suo allenatore e la Federazione: «In quel periodo ero allenato da Claudio Pistolesi e si sa che Claudio non ha un buon rapporto con la FIT, quindi hanno colpito me per colpire lui sennò non si spiega».
La crescita di Bolelli sotto la guida di Pistolesi
Al di là delle difficoltà vissute fuori dal campo, la collaborazione tra Pistolesi e Bolelli produsse risultati importanti sul piano sportivo. Il rapporto tecnico durò circa tre anni e mezzo, dal 2005 al maggio 2009.
Durante quel periodo, Bolelli passò dalla posizione numero 258 del ranking mondiale fino al 36° posto ATP, raggiunto nel febbraio 2009, il miglior piazzamento della sua carriera fino a quel momento.
Nel corso della sua attività da allenatore, Pistolesi ha lavorato anche con Robin Söderling, Daniela Hantuchová e Davide Sanguinetti. In precedenza aveva inoltre ricoperto il ruolo di sparring partner di Monica Seles.




