Wawrinka, ultimo ballo a Basilea: «Non combatterò contro le emozioni, le accetterò»
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Stan Wawrinka, l’ultimo saluto al tennis: una carriera costruita senza rimpianti

Si chiude un capitolo della storia del tennis.

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Stan Wawrinka ha scelto il torneo di casa per congedarsi dal tennis professionistico. Lo svizzero chiude una carriera da 590 vittorie ATP e tre titoli del Grande Slam, lasciando un’eredità che va ben oltre i risultati. Il suo messaggio, ripetuto in più occasioni, riassume il senso del suo percorso: «L’unico modo in cui puoi lasciare questo sport è senza alcun rimpianto».

Prima dell’ultima partita, persa contro il ceco Jiri Lehecka, Wawrinka si è allenato con Novak Djokovic. Poi è arrivato l’omaggio del pubblico, con una standing ovation emozionante e un’opera d’arte dedicata alla sua carriera. Alla cerimonia di lunedì ha partecipato anche Bastian Baker, cantautore svizzero chiamato a rendere speciale il congedo di uno dei campioni più amati del circuito.

E quando gli hanno chiesto cosa farà dopo il ritiro, Stan ha risposto con la sua consueta semplicità: «Andrò a sciare, poi solo fondue, raclette e vino».

Il significato di una carriera: provare, fallire, migliorare

In 25 anni nel circuito, Wawrinka ha costruito la propria storia attraverso passione, dedizione e determinazione. Il suo rovescio a una mano, potente e spettacolare, è diventato uno dei simboli del tennis moderno: un gesto capace di unire eleganza classica e forza esplosiva.

Ma a raccontare meglio la sua filosofia è una frase tatuata sulla pelle, tratta da Worstward Ho! di Samuel Beckett: «Ever tried. Ever Failed. No Matter. Try again. Fail again. Fail better». In italiano: provare, fallire, riprovare e fallire meglio.

Il significato originario dell’opera di Beckett è legato a una visione radicalmente pessimistica dell’esistenza. Nel tempo, però, quelle parole sono state reinterpretate come un invito a migliorarsi attraverso gli errori, senza lasciarsi fermare dalle sconfitte.

È una prospettiva che si adatta perfettamente alla carriera dello svizzero. Nel tennis, ogni torneo lascia un solo vincitore e decine di giocatori eliminati. Eppure, chi perde torna in campo la settimana successiva, con l’obiettivo di fare meglio e spingersi un po’ più avanti.

Wawrinka ha incarnato questa mentalità fino all’ultimo. Una settimana prima del suo congedo, proprio contro il ventenne Martín Landaluce, aveva conquistato a Lione la sua 590ª vittoria ATP. Lo spagnolo, a sua volta, ha vissuto a Vienna una sconfitta dolorosa contro Alexander Zverev, dopo essere arrivato a un passo dall’impresa. Due storie diverse, unite dalla stessa lezione: continuare a provarci, anche quando il risultato non premia gli sforzi.

La sfida ai Fab Four e i tre Slam

Wawrinka ha vissuto gli anni migliori della carriera nell’epoca dominata dai Fab Four: Novak Djokovic, Roger Federer, Andy Murray e Rafael Nadal. Un periodo in cui conquistare i grandi tornei significava spesso superare avversari che sembravano avere il successo in esclusiva.

Lo svizzero, però, non si è mai arreso alla gerarchia. È uno dei soli quattro giocatori ad aver battuto tutti e quattro almeno una volta in un torneo del Grande Slam, nelle partite al meglio dei cinque set.

La sua ascesa è cominciata nel 2001, con l’esordio in un torneo Future. Nel 2003 ha disputato il primo incontro in Coppa Davis e vinto il Roland Garros juniores. Il primo titolo ATP in singolare è arrivato nel 2006 a Umago, grazie al ritiro di Djokovic in finale.

Il capitolo più importante della sua carriera è rappresentato dai tre Slam conquistati:

  • Australian Open 2014: vittoria in finale contro Rafael Nadal.
  • Roland Garros 2015: successo contro Novak Djokovic, dopo aver superato anche Jo-Wilfried Tsonga.
  • US Open 2016: nuovo trionfo contro Djokovic, a 31 anni.

In tutte e tre le finali, Wawrinka ha sconfitto il numero uno del mondo in carica. Nel complesso, ha ottenuto cinque vittorie contro un giocatore al vertice del ranking ATP.

Da Melbourne a New York, senza paura dei grandi

Il primo titolo Slam arrivò dopo un percorso straordinario all’Australian Open 2014, culminato con il successo su Nadal. Wawrinka ha raccontato di aver vissuto con particolare emozione la semifinale contro Tomáš Berdych, mentre in finale si sentiva più libero, consapevole di stare esprimendo il suo miglior tennis.

Quel trionfo fu seguito dal successo nel Masters 1000 di Monte-Carlo, dove superò Federer in finale. Un risultato speciale contro il connazionale, che lo svizzero è riuscito a battere soltanto una volta negli Slam, nei quarti del Roland Garros 2015.

Proprio in quell’edizione parigina arrivò il secondo titolo del Grande Slam. Wawrinka sconfisse Djokovic in finale, dopo aver superato Tsonga nei turni precedenti, diventando uno dei pochi giocatori capaci di interrompere il dominio del serbo sulla terra rossa.

Il terzo major, agli US Open 2016, fu forse la sua impresa più significativa. Prima della finale contro Djokovic, Wawrinka era molto teso e si rivolse al suo allenatore Magnus Norman per trovare la giusta serenità.

«Mi sentivo molto stressato, non è il modo migliore di avvicinarsi a una finale», ha raccontato. Il confronto con il tecnico lo aiutò a concentrarsi sul presente, senza farsi condizionare dal risultato finale.

L’uomo dietro il campione

Magnus Norman, che lo ha allenato per gran parte della carriera, ha spesso sottolineato le qualità umane dello svizzero. In un’intervista ad ATPTour.com, lo ha descritto come una persona con cui viene naturale trascorrere del tempo, apprezzata da colleghi e addetti ai lavori.

«Tratta tutti allo stesso modo, che si tratti dell’autista, della donna delle pulizie dell’hotel, dei raccattapalle o del numero uno del mondo», ha spiegato Norman. Un tratto distintivo che aiuta a comprendere perché Wawrinka abbia raccolto tanto affetto nel circuito, oltre ai risultati ottenuti.

Il rispetto è stato anche uno dei valori che il giocatore ha voluto difendere pubblicamente. In una lettera aperta al Times nel 2019, aveva ricordato gli insegnamenti ricevuti dai genitori: combattere con passione, impegno e determinazione, ma soprattutto con integrità e onestà.

Per Wawrinka, il tennis è uno sport individuale in cui ciascuno tende a concentrarsi sui propri obiettivi. Proprio per questo, sosteneva, chi occupa una posizione pubblica ha la responsabilità di rappresentare valori positivi, come la fiducia e l’amicizia.

L’ultimo capitolo di una storia straordinaria

Anche nel 2026 Wawrinka ha dimostrato di poter competere ad alti livelli. Agli Australian Open ha battuto Laslo Djere e Arthur Gea, diventando a 40 anni il giocatore più anziano a raggiungere il terzo turno di uno Slam in singolare maschile dal 1978, quando ci riuscì il 44enne Ken Rosewall, sempre a Melbourne.

Il ritiro non cancella ciò che ha rappresentato: un campione capace di sfidare i migliori della sua epoca senza smettere di credere nelle proprie possibilità, anche quando le probabilità sembravano sfavorevoli.

Fino all’ultima partita, Wawrinka è rimasto fedele alla sua idea di sport: dare tutto, rispettare l’avversario e non avere rimpianti. Una missione portata avanti per un quarto di secolo, con tre Slam a certificarne il talento e una filosofia destinata a lasciare il segno anche oltre il campo.