Novak Djokovic lo aveva detto prima di tornare a Pechino: era arrivato in Cina per provare a vincere. A 39 anni, dopo una stagione complicata e un’estate tutt’altro che semplice, il serbo ha mantenuto la promessa.
Il China Open è ancora una volta suo. Djokovic conquista il 102° titolo ATP della carriera, il settimo a Pechino, e porta a 34 vittorie consecutive il suo incredibile record nel torneo. Una striscia iniziata nel 2009 e mai interrotta.
In finale, contro Alex de Minaur, il campione serbo ha vinto il primo set 7-6(3). L’australiano ha poi conquistato il primo game del secondo parziale, prima di arrendersi definitivamente a causa del problema fisico alla gamba sinistra. Il titolo è così finito nelle mani di Djokovic.
A Pechino il tempo sembra essersi fermato
Ci sono tornei nei quali un campione ha semplicemente un buon feeling. Poi c’è Pechino per Djokovic.
Prima di questa edizione aveva giocato sei volte il China Open e aveva sempre vinto. Sei partecipazioni, sei titoli. Il ritorno nella capitale cinese, undici anni dopo l’ultima apparizione, sembrava quasi un viaggio nella memoria.
Invece il passato è diventato presente.
Djokovic ha superato Nuno Borges all’esordio, poi ha dovuto rimontare il cinese Bu Yunchaokete. Nei quarti è arrivato il primo vero esame: Alexander Zverev, testa di serie numero uno e campione in carica dello US Open. Il serbo ha perso il primo set, ma ha ribaltato la partita imponendosi 4-6, 6-4, 6-4 dopo due ore e 34 minuti.
Quella contro Zverev è stata una delle fotografie più belle della settimana. Djokovic era partito male, aveva commesso due doppi falli nelle prime fasi e aveva ammesso di non essersi sentito subito pronto, anche per il freddo. Poi ha cambiato marcia.
Il pubblico del Diamond Court ha fatto il resto. «Let’s go, Novak» dagli spalti, una partita girata nel momento decisivo e la consueta celebrazione con il gesto del violino dedicato alla figlia.
39 anni, ma la fame è ancora quella di sempre
La semifinale contro Daniil Medvedev ha avuto un finale surreale. Djokovic era avanti 7-5, 5-3 e stava servendo per chiudere quando il russo, dopo un punto perso, ha colpito una pallina verso gli spalti centrando accidentalmente uno spettatore.
È arrivata la squalifica. Djokovic si è ritrovato in finale senza poter completare una partita che, fino a quel momento, era stata una battaglia durissima. Il serbo ha parlato di uno «shock» e ha espresso solidarietà sia alla persona colpita sia a Medvedev, ricordando la propria squalifica agli US Open del 2020.
Ma c’era già un altro record nella sua racchetta.
La vittoria su Medvedev aveva portato a 33-0 il bilancio di Djokovic a Pechino. Il successo contro Zverev aveva già permesso al serbo di superare il precedente record di 31 vittorie consecutive ottenuto da Rafael Nadal al Roland Garros come miglior partenza di un uomo in un singolo torneo nell’era Open.
Poi è arrivato il 34.
Djokovic a 102: davanti restano Federer e Connors
Il numero è impressionante, ma racconta solo una parte della storia.
Con il successo su De Minaur, Djokovic raggiunge quota 102 titoli ATP. È il suo primo trofeo della stagione e arriva dopo mesi nei quali lo stesso serbo aveva parlato apertamente delle difficoltà incontrate nel 2026. A Pechino, però, il tennis è tornato a parlare per lui.
Il conto dei trofei dice anche altro. Djokovic è arrivato a 102 titoli nel circuito maggiore e davanti a lui, nella classifica storica maschile dell’era Open, rimangono Roger Federer a 103 e Jimmy Connors a 109.
A Pechino, intanto, il serbo ha aggiunto un altro capitolo a una carriera che sembra non voler concedere una vera parola fine.
Ha vinto a 20 anni. Ha vinto a 30. Ha continuato a vincere a 35. E adesso lo fa ancora a 39.
La superficie, l’avversario, il momento della stagione cambiano. La fame, evidentemente, molto meno.
Djokovic è tornato a Pechino dopo undici anni e ha ripreso esattamente da dove aveva lasciato: vincendo.




