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Sinner e il valore della pazienza: «Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere»

Le parole del tennista altoatesino.

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Fermarsi, ascoltarsi e accettare che non tutto possa essere controllato. È la lezione che Jannik Sinner ha imparato sulla propria pelle durante un periodo segnato dall’incertezza fisica e da tempi di recupero ancora da definire. A raccontarlo è lo stesso campione azzurro in una lunga intervista concessa a Emanuela Audisio per D, il settimanale di Repubblica, nella quale riflette sul rapporto con il proprio corpo, sulle scelte che hanno segnato la sua carriera e sull’importanza delle persone più vicine.

La parola che più di tutte descrive questa fase è una sola: pazienza. «È la parola giusta per questo periodo», spiega Sinner, consapevole che anche per un atleta abituato a programmare ogni dettaglio esistono limiti che non possono essere superati con la sola determinazione.

Il corpo e la necessità di saper aspettare

Per un tennista professionista il corpo è uno strumento di lavoro, ma anche un limite da conoscere e rispettare. È il primo segnale d’allarme quando qualcosa non funziona e l’avversario con cui non si può sempre pensare di vincere. «È l’unico avversario che non puoi battere, se dice stop devi accettarlo».

Sinner torna sul tema degli infortuni, inevitabili nel percorso di uno sportivo, e sulla necessità di valutare con lucidità ogni decisione. «Gli infortuni fanno parte dello sport. Bisogna essere intelligenti e capire quanto e quando giocare. Serve avere una visione a lungo termine, non c’è solo l’oggi, si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi».

È una prospettiva che impone di rinunciare alla fretta e di guardare oltre il risultato immediato. Anche quando la voglia di tornare in campo è forte, la priorità resta quella di non compromettere il futuro.

Le scelte di ieri e i consigli al Sinner adolescente

Ripensando al ragazzo che era dieci anni fa, il numero uno azzurro non rinnega il percorso compiuto. Se potesse parlargli, non gli suggerirebbe di cambiare strada, ma di prestare maggiore attenzione alle persone da avere accanto.

«Devi fare scelte, valutarne le conseguenze, seguire la tua meta. Gli direi di vivere bene quei momenti, non ho rimorsi, non gli consiglierei di cambiare strada, ma di scegliere bene le persone di cui circondarsi».

Dietro una carriera costruita su sacrifici e disciplina c’è infatti una dimensione privata che Sinner considera fondamentale: la famiglia, gli amici e la possibilità di ritagliarsi momenti lontani dal circuito. Una domenica d’inverno sulle Dolomiti, una giornata in famiglia o qualche giro sui go-kart con Antonio Giovinazzi e il ciclista Giulio Ciccone diventano occasioni per ritrovare un equilibrio che il calendario del tennis lascia spesso poco spazio a coltivare.

La nostalgia di casa e il legame con la famiglia

Tra i ricordi più dolorosi c’è la partenza da casa in giovane età. Sinner racconta che cancellerebbe «ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa», ricordando la sofferenza di quando, a tredici anni e mezzo, lasciò Milano e salutò il padre in un momento in cui la famiglia si stava separando.

Una ferita che il tempo non cancella, ma che può aiutare a comprendere meglio. Con gli anni, il campione ha ritrovato la consapevolezza di poter contare sempre sui propri affetti. «La mia famiglia c’è sempre stata», ricorda, citando anche il padre, «bravo anche in cucina».

Il filo che unisce questi ricordi al presente è lo stesso che attraversa tutta la sua riflessione: fare scelte difficili, accettarne il prezzo e non sprecare ciò che è costato tanto conquistare. Per Sinner, il modo migliore per onorare il proprio percorso resta continuare a lavorare con «impegno, costanza» e senza rimpianti. Anche quando la sfida più importante, almeno per un po’, è imparare ad aspettare.