La delusione per la sconfitta nella finale degli US Open contro Alexander Zverev è ancora forte, ma Ben Shelton preferisce guardare oltre il risultato. Il tennista statunitense, protagonista del miglior torneo Slam della sua carriera, ha lasciato New York con la consapevolezza di aver compiuto un importante passo in avanti, pur riconoscendo che la strada verso il vertice del tennis mondiale è ancora lunga.
«Non credo di essere neanche lontanamente il giocatore che voglio diventare», ha spiegato in conferenza stampa dopo la finale. «Penso di essere un grande combattente e di competere davvero bene in campo. Riesco a rimanere concentrato per molte ore, ma per vincere una grande finale devo semplicemente essere migliore».
La crescita e il nuovo best ranking
Nonostante l’amarezza per il titolo sfumato, il bilancio del torneo resta estremamente positivo per il 23enne americano. Grazie alla finale raggiunta, Shelton è salito al numero 4 del ranking ATP, il miglior piazzamento della sua carriera.
«Sono contento di come ho lottato durante queste due settimane. Sono entusiasta dei progressi che sento di aver fatto, ma questa sconfitta fa davvero male», ha ammesso. «Ora si passa al prossimo torneo. Cercherò di continuare a migliorare e di presentarmi in Australia ancora più forte».
L’analisi della finale contro Zverev
Ripercorrendo la partita, Shelton ha individuato soprattutto nei colpi da fondo campo uno degli aspetti meno convincenti della sua prestazione.
Secondo l’americano, il diritto non ha funzionato come avrebbe voluto nei momenti decisivi, mentre anche le transizioni verso la rete sono risultate meno efficaci del previsto. «Ho commesso troppi errori e penso che sia questo il punto principale su cui devo lavorare», ha spiegato.
Gli elogi al campione degli US Open
Shelton non ha però cercato alibi, riconoscendo apertamente i meriti di Alexander Zverev.
«Ha il miglior servizio del tennis», ha dichiarato. «Oggi sono riuscito a strappargli il servizio per la prima volta dopo 66 game. Ma oltre a questo è un giocatore completissimo: si muove benissimo per essere alto oltre due metri, risponde bene, è solido da fondo campo ed è uno dei più preparati fisicamente del circuito».
La stoccata sui tempi di servizio
Tra i temi affrontati in conferenza stampa è emersa anche una riflessione sulla lunghezza della preparazione al servizio del tedesco.
Shelton ha sottolineato come, pur rispettando il regolamento, alcuni tempi di attesa possano risultare eccessivi per giocatori e spettatori. L’americano ha ipotizzato che in futuro il tennis possa valutare modifiche regolamentari per rendere il gioco più fluido, soprattutto nelle situazioni legate alla seconda di servizio.
L’emozione della prima finale Slam
Al di là del risultato, Shelton conserverà il ricordo di una giornata speciale vissuta sull’Arthur Ashe Stadium.
«Entrare in campo per una finale Slam mi ha fatto provare una sensazione mai vissuta prima», ha raccontato. «Per tutta la mia vita ho sempre avuto qualcuno davanti da inseguire. Anche adesso è così. Questa finale, così come questa sconfitta, rappresenta una motivazione ulteriore per continuare a crescere».
Il sostegno della famiglia e di Trinity Rodman
Un pensiero speciale è stato dedicato alle persone che lo hanno accompagnato durante il torneo, a partire dalla famiglia e dalla fidanzata Trinity Rodman.
L’attaccante dei Washington Spirit, impegnata poche ore prima della finale in una partita di campionato, è riuscita comunque a raggiungere New York in tempo per assistere alla parte conclusiva dell’incontro.
«Significa tutto per me», ha detto Shelton. «Abbiamo fatto tanti sacrifici per sostenerci a vicenda. Lo stesso vale per la mia famiglia e per i miei amici. È per loro che voglio arrivare fino in fondo. Sono davvero grato per tutte le persone che ho intorno».




