La decisione di Jannik Sinner di chiudere in anticipo la stagione è una scelta matura, finalizzata a proteggere una carriera di lungo termine. Questa è l’analisi di Paolo Canè, ex tennista e commentatore, che difende la scelta del giovane altoatesino. Secondo Canè, Sinner ha dimostrato di avere la testa sulle spalle, mettendo a tacere le discussioni con il video in cui ha annunciato la sua decisione. L’obiettivo è tornare in campo solo al 100% della condizione fisica.
Un’esperienza personale come monito
Il giudizio di Canè si basa sulla sua esperienza diretta con gli infortuni. L’ex giocatore ha raccontato di aver subito nove interventi chirurgici in carriera, di cui quattro solo alla schiena, a causa della fretta di rientrare in campo. “Io affrettavo i tempi”, ha spiegato, sottolineando come la situazione economica dell’epoca, con montepremi inferiori e minori tutele, spingesse i giocatori a rischiare. Oggi, invece, i tennisti come Sinner possono contare su metodi di riabilitazione più avanzati e una maggiore sicurezza economica, che permette loro di gestire con più cautela i problemi fisici.
Il tennis moderno, una routine logorante
Per Canè, il tennis contemporaneo è “devastante” dal punto di vista fisico. Descrive Sinner come un atleta “maniacale”, la cui routine può portare a un esaurimento mentale, come dimostrerebbe il crollo al Roland Garros. Un campanello d’allarme che non ha impedito al tennista di tornare e vincere a Wimbledon. L’usura fisica è accentuata dalle attrezzature: le racchette moderne richiedono “movimenti strappati” per controllare la potenza, mentre le scarpe consentono scivolate sul cemento che aumentano il rischio di infortuni. Canè cita Roger Federer per riassumere la strategia ideale: “Il segreto per essere numero 1 è vincere tanto e giocare poco”.
Oltre la Sinner-mania
L’analisi di Canè si estende allo stato del movimento tennistico italiano. L’ex giocatore si interroga se l’attuale popolarità sia un vero e proprio boom o semplicemente una “Sinner-mania”. Sottolinea come altri atleti italiani meritevoli, come Cobolli, non ricevano la stessa attenzione mediatica nonostante i risultati importanti. “Finale a Roland Garros e Atp Finals vicine, ma nessuno ne parla. Se lo sono dimenticato?”, si chiede Canè, sollevando un dubbio sull’effettiva crescita dell’interesse generale per questo sport in Italia.




