Jannik Sinner: lo sci, l'adrenalina e la gestione del rischio
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Jannik Sinner: lo sci, l’adrenalina e la gestione del rischio

Jannik Sinner riflette sul suo passato da sciatore, confessando la mancanza dell’adrenalina della velocità. Oggi, però, la consapevolezza dei rischi legati agli infortuni lo porta a vivere la montagna con maggiore cautela, privilegiando la sua carriera nel tennis.

Jannik Sinner ha condiviso riflessioni personali sul suo legame con lo sci in un’intervista a ‘Vogue’. Il tennista altoatesino ha parlato della sua passione per la montagna e della crescente attenzione verso i rischi legati agli infortuni. Un tema centrale per la sua carriera.

Il rapporto con lo sci e la cautela

Il rapporto di Sinner con lo sci è speciale. Cresciuto tra le vette dell’Alto Adige, per lui sciare era un’attività naturale, quasi quotidiana, con le piste a pochi passi da casa. Oggi la prospettiva è cambiata. Negli ultimi anni, il numero due del mondo ha sviluppato una maggiore cautela, consapevole che gli infortuni possono verificarsi rapidamente. Va meno spesso sulle piste. Preferisce seguire le gare da spettatore, ammirando gli atleti italiani.

L’adrenalina e il confronto con il tennis

L’adrenalina della velocità è ciò che manca di più a Sinner. Lo sci offre una pressione diversa rispetto al tennis, dove non si conosce l’esito fino alla fine e ogni discesa richiede il massimo impegno. Nel tennis è differente. Si può gestire la partita, a volte giocando all’80% per superare un turno, grazie alla conoscenza costante del punteggio. Nello sci non è così. Questa differenza ha portato Sinner a preferire meno l’aspetto competitivo dello sci, pur sentendo la mancanza della velocità.