Jannik Sinner e Aryna Sabalenka, i numeri uno del tennis mondiale, si sono fatti portavoce di una richiesta chiara rivolta agli organizzatori degli Slam: un aumento sostanziale dei montepremi. La questione è tornata centrale con l’avvicinarsi di Wimbledon, il cui comitato annuncerà i dettagli sui premi l’11 giugno. I giocatori chiedono una quota più equa dei ricavi generati dai tornei, una battaglia che li vede uniti e determinati.
La protesta del 15% al Roland Garros
Un segnale forte è arrivato direttamente da Parigi. Durante il media day del Roland Garros, Sinner e Sabalenka hanno limitato le loro conferenze stampa a soli 15 minuti. Un gesto simbolico per rappresentare il 15%, la percentuale dei ricavi che i tornei del Grande Slam attualmente destinano ai premi per i tennisti. La richiesta non è solo un capriccio, ma la volontà di vedere riconosciuto il proprio ruolo in un’industria che genera profitti crescenti. La delusione per l’aumento del 9,5% del montepremi parigino ha spinto i giocatori a chiedere un incremento a doppia cifra per i prossimi appuntamenti.
Wimbledon nel mirino: cifre e attese
Gli occhi sono ora puntati sull’All England Club. A Londra i premi sono storicamente più alti rispetto a Parigi, con un montepremi totale di 53,5 milioni di sterline, il doppio rispetto a dieci anni fa. Nello stesso periodo, però, i ricavi del torneo sono passati da 170 milioni a 406,5 milioni di sterline, una crescita che secondo i tennisti non si riflette adeguatamente nei loro compensi. Anche i dirigenti di Wimbledon e degli US Open hanno avuto incontri con i giocatori, descritti come “diretti e produttivi”. I tornei hanno compreso le richieste per una quota più giusta dei guadagni e per contributi significativi al benessere degli atleti, con la federtennis francese che si è impegnata a presentare proposte concrete entro un mese.




