Venti anni di carcere per Daniel James Riggs. L’allenatore di tennis e nipote della leggenda Bobby Riggs è stato condannato per abusi sessuali su due allieve minorenni. La sentenza è stata emessa dall’ufficio del procuratore degli Stati Uniti per il distretto meridionale della Florida, chiudendo una vicenda iniziata con le prime conversazioni a sfondo sessuale nell’ottobre 2021. Riggs, 33 anni, si è dichiarato colpevole.
Il sistema degli abusi
Riggs adescava le sue vittime online. I pubblici ministeri hanno accertato che l’allenatore aveva creato diversi account anonimi su Snapchat per sollecitare la prima vittima, una quindicenne, a produrre materiale pedopornografico. Le chiedeva di cancellare le conversazioni per nascondere la propria identità. Gli abusi non si limitavano al mondo virtuale. La ragazza è stata abusata sessualmente anche durante i viaggi per i tornei negli Stati Uniti e in Brasile. Le indagini hanno collegato Riggs agli account social attraverso i registri di abbonamento e le fatture. Un comportamento replicato con una seconda tennista, una sedicenne, anch’essa identificata dagli inquirenti.
Dalla racchetta al carcere
Un’eredità sportiva finita nel peggiore dei modi. Daniel Riggs è il figlio di Larry, primogenito di Bobby Riggs, numero uno del mondo e protagonista della storica “Battaglia dei Sessi” contro Billie Jean King nel 1973. Prima di diventare coach al Team Riggs di Fort Lauderdale, Daniel aveva provato la carriera da giocatore, vincendo un titolo nazionale a squadre per la Florida nel 2009 e giocando per la Cornell University e la Lynn University. L’arresto risale al dicembre 2024. Ora è detenuto al Paul Rein Detention Facility di Pompano, in Florida, in attesa del trasferimento in un carcere federale.




