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Cobolli, il segreto è papà Stefano: “Prima allenatore, poi genitore”

Il legame tra Flavio Cobolli e il padre-allenatore Stefano è la chiave del suo successo. Un patto chiaro, “prima coach, poi papà”, che ha trasformato un talento in un top 10 del tennis mondiale.

“Sono l’allenatore di Flavio, poi il papà”. Questa frase di Stefano Cobolli definisce il perimetro di un rapporto che ha portato il figlio nell’élite del tennis. La scalata di Flavio, ormai stabile tra i primi dieci del mondo, si fonda su questo patto professionale e familiare, una dinamica che ha permesso al tennista romano di maturare prima come uomo e poi come giocatore, senza mai cambiare guida tecnica.

La lezione di Antalya

La crescita di Cobolli ha avuto un momento di svolta nel 2021. Durante due tornei ITF ad Antalya, in Turchia, una sconfitta ai quarti fece perdere la pazienza a Stefano. La sua reazione fu drastica: tornò in Italia, lasciando il figlio diciottenne a gestirsi da solo. “Volevo una sua reazione, e c’è stata”, ha spiegato il padre. La mossa pagò dividendi. Flavio, costretto a cavarsela in autonomia, vinse il torneo successivo, conquistando il suo primo titolo da professionista e dimostrando di avere la stoffa del campione.

Un patto tra caratteri forti

Il rapporto non è sempre stato semplice. Entrambi dotati di un carattere testardo, gli scontri non sono mancati, specialmente nei primi anni. La solidità del legame si basa però su una regola chiara, ribadita da Stefano: “Non sono come gli altri, non inghiotto rospi perché sono il padre e lui mi ha voluto, io non gliel’ho imposto”. Flavio ha scelto suo padre come guida tecnica ed è libero di cambiare in qualsiasi momento. Questa chiarezza permette un dialogo diretto, a volte duro, ma sempre costruttivo. A bilanciare le dinamiche contribuisce la famiglia: la madre Francesca Neri, che tiene il tennis fuori dalle mura di casa, e il fratello minore Guglielmo, primo tifoso e spalla fondamentale.

Dal bastone alla serenità

L’approccio di Stefano è stato graduale. All’inizio della carriera ha usato “più il bastone che la carota” per indicare la strada al figlio, anche a costo di tensioni. Questa strategia ha portato a una crescita costante: top 100 a 21 anni, top 30 a 22 e l’ingresso nella top 10 a 24. Oggi la loro relazione è serena, una tranquillità che si riflette nel gioco maturo e consapevole di Flavio. Le lacrime del padre dopo la vittoria contro Marin Cilic a Wimbledon 2025, che valse il primo quarto di finale Slam, sono l’immagine di un percorso condiviso. Un rapporto professionale che non ha mai compromesso quello familiare, la vittoria più importante per entrambi.