Come riportato dal quotidiano La Nazione in un approfondimento, il tennis non è nato in Inghilterra. O, almeno, non del tutto. Le sue radici linguistiche affondano nel cuore di Firenze, quasi settecento anni fa, quando dei cavalieri francesi gridavano una parola prima di lanciare la palla. Quella parola era ‘tenes’. Un’eco lontana che oggi risuona nei successi di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, protagonisti di un’epoca d’oro per questo sport, celebrato ogni primo lunedì di marzo con il World Tennis Day.
Un grido nella Firenze del Trecento
Firenze, 1325. La città ospitava circa cinquecento cavalieri francesi che, per svago, si dedicavano alla pallacorda, un antenato del tennis con regole simili allo squash. Il gioco aveva una sua etichetta. Prima di servire, il giocatore avvisava l’avversario con un’espressione in francese antico: ‘tenes’, ovvero ‘tenete’, ‘prendete’. A documentare questo momento per la prima volta fu Donato Velluti nella sua ‘Cronica di Firenze’, fissando su carta l’atto di nascita di un termine destinato a diventare globale. Da lì, il passo fu breve. La parola attraversò la Manica, si trasformò in ‘tennis’ e si legò per sempre ai prati di Wimbledon, dove nacquero le regole moderne.
Dalla pandemia al fenomeno Sinner
Oggi il tennis vive un boom di popolarità. Un’ascesa spinta dalle sfide tra Sinner e Alcaraz, che stanno incollando milioni di persone davanti alla tv e riempiendo i circoli di nuovi tesserati. Un ruolo lo ha avuto anche la pandemia. Il tennis, praticato all’aperto, fu uno dei pochi sport consentiti durante i lockdown, contribuendo a ripopolare le scuole e a far crescere il movimento dal basso. La Toscana resta un punto di riferimento. Proprio in questa regione, al Tennis Club Italia di Forte dei Marmi, fu tesserato un quattordicenne Jannik Sinner, già allora di un livello tale da non poter essere schierato nella squadra di Serie A del circolo. Un filo rosso lega il ‘tenes’ fiorentino al campione che oggi domina i campi di tutto il mondo.




