Federer, l'uomo dietro il campione: dal 'piccolo diavolo' al rifiuto a Wimbledon
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Federer, l’uomo dietro il campione: dal ‘piccolo diavolo’ al rifiuto a Wimbledon

Dietro l’eleganza del Maestro si celano aneddoti sorprendenti: il soprannome ‘piccolo diavolo’, la paura della rete e un inaspettato ‘no’ all’ingresso di Wimbledon. Un ritratto inedito di Roger Federer.

Roger Federer compie 45 anni. L’8 agosto è il giorno del compleanno di uno dei più grandi campioni della storia del tennis, ritiratosi nel 2022 dopo l’ultima apparizione alla Laver Cup. I 20 titoli Slam raccontano soltanto una parte della sua carriera: dietro il campione sono rimasti episodi curiosi, paure adolescenziali e gesti che mostrano un lato meno conosciuto della sua personalità.

Dalle racchette rotte alla paura del gioco a rete

Gli inizi di Federer furono tutt’altro che quelli del campione elegante conosciuto negli anni successivi. Da adolescente aveva un carattere molto più irruento e le sue reazioni in campo gli valsero il soprannome di “Little Satan”, il piccolo diavolo. Racchette rotte e sfuriate erano frequenti durante le partite.

C’era poi una curiosa paura legata al gioco a rete. Da giovane Federer tendeva a evitare di avvicinarsi al net perché, come raccontò lui stesso, aveva l’impressione che lì ci fossero degli “squaletti”. Un dettaglio curioso considerando quanto sarebbe diventato efficace nel gioco di volo.

Le qualità tecniche, comunque, erano già evidenti. A 13 anni un test della federazione svizzera lo descrisse come un talento naturale, sottolineando la qualità della sua tecnica di base. Allo stesso tempo, vennero evidenziate alcune lacune nella preparazione fisica.

Gli episodi curiosi lontano dal campo

Anche fuori dal tennis non mancano gli episodi curiosi. Uno riguarda le figlie gemelle Mila e Charlene. Durante una lezione con un maestro privato, Federer provò a dare loro alcuni consigli. La risposta delle bambine fu però molto diretta: “Papà, stai sbagliando. Il maestro dice di fare così”.

Un’altra situazione particolare avvenne a Wimbledon, il torneo che Federer ha conquistato otto volte. Dopo il ritiro, lo svizzero si presentò ai cancelli dell’All England Club senza la tessera necessaria per accedere. Un’addetta alla sicurezza non lo riconobbe e gli negò l’ingresso. Solo l’intervento di un altro membro dello staff permise di risolvere l’equivoco.

Il ricordo di Peter Carter

Tra le persone che hanno avuto un ruolo importante nella crescita di Federer c’era Peter Carter, suo allenatore e mentore fin dagli anni giovanili. La sua morte, avvenuta nel 2002 in un incidente stradale, segnò profondamente il tennista svizzero.

Federer mantenne un legame con la famiglia di Carter anche negli anni successivi. Secondo quanto raccontato nel corso del tempo, continuò a sostenere economicamente i familiari dell’ex allenatore fino al 2005 e li invitò ogni anno agli Australian Open, occupandosi delle spese.

Il rapporto con le proprie origini è rimasto un altro elemento importante della sua storia. A Biel gli è stata dedicata la “Allée Roger Federer”, nei pressi del centro sportivo dove aveva iniziato a giocare. Prima di dedicarsi completamente al tennis, Federer aveva praticato anche il calcio e, fino ai 13 anni, aveva giocato nelle giovanili del Basilea.

A 45 anni, il ricordo di Federer resta quindi legato non soltanto ai trofei e alle finali Slam, ma anche alle tante storie che hanno accompagnato il percorso del campione svizzero.