L’assenza di Jannik Sinner dai campi continua a far discutere. Il numero uno azzurro non gioca dallo scorso 12 luglio, quando concluse il proprio percorso a Wimbledon, e il suo recupero dal problema al ginocchio destro resta al centro dell’attenzione. A commentare la situazione è stato Adriano Panatta, che ha allargato il discorso ben oltre il singolo infortunio, soffermandosi sulle conseguenze di un calendario sempre più impegnativo.
“Non bisogna avere fretta”
Secondo l’ex campione italiano, la priorità assoluta deve essere il pieno recupero fisico del tennista altoatesino. Forzare i tempi, infatti, potrebbe rivelarsi controproducente.
Panatta ritiene che un ritorno in campo abbia senso soltanto quando il dolore sarà completamente superato e il ginocchio avrà recuperato tutte le proprie funzionalità. Nel tennis moderno, caratterizzato da ritmi elevatissimi e continui cambi di direzione, anche una minima limitazione fisica può trasformarsi in un problema serio.
Un tennis sempre più usurante
L’analisi dell’ex azzurro va però oltre il caso Sinner. Per Panatta, il vero nodo riguarda l’evoluzione del tennis contemporaneo, sempre più dispendioso dal punto di vista atletico.
Tra calendari affollati, tornei che si protraggono per due settimane e un gioco fondato su potenza ed esplosività, il fisico dei giocatori viene sottoposto a sollecitazioni continue. Una situazione che, secondo diverse analisi del settore, ha contribuito all’aumento degli infortuni registrato negli ultimi decenni.
Gestire il calendario per allungare la carriera
Proprio per questo motivo, sempre più campioni stanno iniziando a programmare la propria stagione con maggiore attenzione. Lo stesso Sinner, così come Carlos Alcaraz, ha più volte evidenziato l’importanza di selezionare gli impegni e concedersi periodi di recupero quando necessario.
L’obiettivo non è soltanto tornare in campo il prima possibile, ma farlo nelle migliori condizioni e preservare la carriera nel lungo periodo. In quest’ottica, un rientro a ottobre potrebbe rappresentare la scelta più prudente per il campione azzurro, evitando rischi inutili e consentendogli di affrontare il finale di stagione con maggiori garanzie fisiche.




