Ruud, allarme caldo al Roland Garros: "Mi sentivo uno zombie, avevo le vertigini"
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Ruud, allarme caldo al Roland Garros: “Mi sentivo uno zombie, avevo le vertigini”

Casper Ruud racconta il malore per il caldo al Roland Garros. L’episodio, simile a quello di Mensik, solleva l’allarme dei medici

Un colpo di calore in pieno match. Casper Ruud ha rischiato grosso durante il suo esordio al Roland Garros contro Safiullin, portando a casa la vittoria ma descrivendo un’esperienza fisica al limite. “Credo di aver avuto davvero un colpo di calore”, ha raccontato il tennista norvegese. Le sue parole descrivono una condizione di sofferenza acuta. “Avevo le vertigini e mi sentivo uno zombie”. Una sensazione che lo ha riportato a un episodio simile vissuto a Washington, dove fu costretto al ritiro. Questa volta, trovandosi in vantaggio di due set a uno, ha deciso di resistere, concentrandosi sull’abbassare la temperatura corporea per poter concludere l’incontro.

L’allarme dei medici e le regole insufficienti

L’episodio di Ruud non è un caso isolato in questo avvio di torneo parigino. Anche il giovane Jakub Mensik è crollato a terra per i crampi dopo una maratona di cinque set. Questi incidenti hanno spinto Alessandro Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), a lanciare un avvertimento sui pericoli legati alle alte temperature. I rischi non riguardano solo i giocatori, ma anche raccattapalle e spettatori, e includono disidratazione, colpo di calore, danno renale e un aumento del rischio di infortuni. Il professor Giuseppe Massazza, fisiatra, ha spiegato come in condizioni di caldo estremo e con l’intensa sudorazione, basti poco per innescare i crampi, un segnale evidente della sofferenza fisica dell’atleta.

Servono nuovi protocolli per la salute

Il dibattito sulla gestione del caldo non è nuovo. Già Holger Rune, dopo il torneo di Shanghai del 2025, si era chiesto polemicamente perché l’ATP non avesse una regola specifica per il calore, sollevando il timore di conseguenze estreme. Sebbene l’ATP abbia introdotto pause di dieci minuti sopra i 30 gradi e la sospensione oltre i 32, queste norme non sono applicate in automatico nei tornei del Grande Slam. Secondo Miani, la soluzione non può essere affidata alla percezione del singolo giocatore. È necessario un approccio scientifico che valuti il calore percepito sul campo, utilizzando indicatori come il Wbgt (Wet Bulb Globe Temperature), che considera umidità, radiazione solare e ventilazione. “La protezione della salute non può essere lasciata alla sola temperatura dell’aria: servono indicatori ambientali corretti, protocolli chiari e misure di raffreddamento già predisposte prima che compaiano i sintomi”, ha concluso Miani.