“Mi piace leggere i giornali e quando posso compro la Gazzetta dello Sport”. Jannik Sinner ha svelato questa sua abitudine in un’intervista rilasciata a L’Equipe Magazine il 12 aprile. Il numero uno del mondo, però, ha aggiunto un dettaglio curioso che la dice lunga sul suo approccio al circuito. “Le pagine del tennis le salto, perché so già cosa succede… leggo quelle di calcio”. Una confessione che apre uno spaccato sulla vita e la mentalità di un campione che cerca equilibrio tra campo e quotidianità.
Normalità e passioni fuori dal campo
Tra un torneo e l’altro, nella valigia di Sinner trovano posto i joystick della Playstation e la voglia di staccare. “Quando finisco l’allenamento accendo la musica e guido per venti o trenta minuti”, ha raccontato. È la sua ricerca di una vita il più normale possibile, nonostante i sacrifici richiesti dal professionismo. Un equilibrio che passa anche per le serie tv su Netflix, come “His & Hers”, di cui attendeva di vedere l’ultimo episodio. “Si hanno 24 anni una sola volta, cerco di godermeli”, ha spiegato, sottolineando come la felicità risieda nell’essere in salute e contento di ciò che si ha, senza il bisogno di vantarsi.
La forza mentale dopo le cadute
Molti lo definiscono un robot, ma lui non lo considera un paragone dispregiativo. “È così che funziono: cerco di essere il più preciso possibile sempre”, ha affermato. Questa concentrazione nasconde una grande capacità di reazione alle difficoltà. Il periodo della sospensione per il caso Clostebol è stato un momento chiave. “Ho pagato il prezzo di un errore che non era mio. Non mi sentivo libero”, ha ammesso. Da quell’esperienza ha capito chi fossero i suoi veri amici e ha trasformato la negatività in energia positiva, dedicandosi alla famiglia e alla palestra. È tornato in campo a Roma “felice e sollevato”, giocando un tennis di altissimo livello. Anche la sconfitta nella finale del Roland Garros 2025 è diventata un trampolino: “Ho imparato grandi lezioni da quella sconfitta in Francia: è così che ho vinto a Wimbledon subito dopo”.
Le radici, l’Italia e l’obiettivo della perfezione
La disciplina di Sinner affonda le radici nell’esempio dei genitori, Hanspeter e Siglinde. “Indipendentemente da ciò che accadeva al ristorante, i miei genitori tornavano sempre a casa col sorriso”. Da loro ha imparato a vivere nel presente e a dare sempre il massimo. Nonostante i successi, Jannik non si sente arrivato. “Il top del potenziale non si può raggiungere a 24 anni”, ha dichiarato, con l’obiettivo di diventare un giocatore ancora più aggressivo e con un servizio migliore. La scelta di vivere a Monaco è dettata dalla ricerca delle migliori condizioni di allenamento, una decisione professionale che comporta la nostalgia per la famiglia e i nonni. Un legame con le sue origini che si salda con l’orgoglio nazionale: “Sono fiero di essere italiano”.




