Sinner, la filosofia del numero uno: "La cosa più importante è il corpo, non il tennis"
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Sinner, la filosofia del numero uno: “La cosa più importante è il corpo, non il tennis”

Jannik Sinner svela la sua filosofia: la priorità al benessere fisico, una programmazione mirata e una felicità che va oltre le vittorie. “Se non stai bene fisicamente non vai da nessuna parte”.

 

“Mi piace leggere i giornali e quando posso compro la Gazzetta dello Sport”. Jannik Sinner aveva svelato questa sua abitudine in un’intervista a L’Equipe Magazine, aggiungendo un dettaglio curioso: “Le pagine del tennis le salto, perché so già cosa succede… leggo quelle di calcio”. Una confessione che apre uno spaccato sulla mentalità di un campione che cerca equilibrio tra campo e quotidianità, ulteriormente approfondita dopo la vittoria agli Internazionali d’Italia, dove ha svelato i pilastri della sua strategia: la priorità assoluta alla condizione fisica e una gestione della felicità slegata dai risultati.

Normalità e passioni fuori dal campo

Tra un torneo e l’altro, nella valigia di Sinner trovano posto i joystick della Playstation e la voglia di staccare. “Quando finisco l’allenamento accendo la musica e guido per venti o trenta minuti”, ha raccontato. È la sua ricerca di una vita il più normale possibile, nonostante i sacrifici richiesti dal professionismo. Un equilibrio che passa anche per le serie tv su Netflix, come “His & Hers”. “Si hanno 24 anni una sola volta, cerco di godermeli”, ha spiegato, sottolineando come la felicità risieda nell’essere in salute e contento di ciò che si ha. Un concetto che ha ulteriormente esplorato, spiegando come la gioia per una vittoria possa essere effimera. Se dopo un successo c’è tempo per staccare, la felicità può durare qualche giorno, ma se si è subito proiettati verso un nuovo torneo, la sensazione svanisce in fretta. Per questo, secondo lui, la felicità non deve dipendere dai risultati, ma dal modo in cui si vive ogni giorno, senza eccessiva pressione. A renderlo felice sono le piccole cose, come una partita a golf o un giro sui go-kart. Questa ricerca di equilibrio si riflette anche nel suo approccio empatico, come nei momenti di interazione con i bambini che accompagnano i giocatori in campo, occasioni in cui, ammette, i tennisti si ricordano di quanto siano fortunati.

La forza mentale dopo le cadute

Molti lo definiscono un robot, ma lui non lo considera un paragone dispregiativo. “È così che funziono: cerco di essere il più preciso possibile sempre”, ha affermato. Questa concentrazione nasconde una grande capacità di reazione alle difficoltà e una sorprendente autoanalisi. Sebbene sia solito fare i complimenti ad avversari, team e famiglia, Sinner ha ammesso di concedersi dei riconoscimenti anche a se stesso. È successo, ad esempio, dopo la faticosa partita vinta contro Medvedev a Roma, interrotta dalla pioggia in un momento delicato. In quell’occasione si è detto “bravo” per aver tenuto duro. Ha inoltre spiegato che a volte si dà una pacca sulla spalla anche dopo una sconfitta, se riconosce di aver fatto comunque cose buone durante il torneo, pur ammettendo che in quei momenti sia più difficile.

Le radici, l’Italia e la priorità fisica

La disciplina di Sinner affonda le radici nell’esempio dei genitori, Hanspeter e Siglinde. Da loro ha imparato a vivere nel presente e a dare sempre il massimo. Nonostante i successi, Jannik non si sente arrivato e punta a diventare un giocatore ancora più aggressivo e con un servizio migliore. Tuttavia, la sua filosofia si basa su un principio fondamentale: “La cosa più importante è il corpo. Se non stai bene fisicamente non vai da nessuna parte”. Per questo ha ringraziato il suo team che si occupa della preparazione fisica, citando Umberto Ferrara, Alejandro Resnicoff e Andrea Cipolla. Questa priorità si traduce in scelte strategiche precise, come la decisione di non disputare tornei sull’erba prima di Wimbledon per privilegiare il riposo, una scelta che potrebbe consentirgli di giocare in Canada. Con grande realismo, ha aggiunto di ritenere impossibile mantenere il livello di gioco espresso a Roma per tutta la stagione e che vincere tutti i Masters 1000 non sia un obiettivo realistico.