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Ana Ivanovic: “Gli attacchi di panico mi impedivano di andare avanti in campo”

A quasi dieci anni dal ritiro, Ana Ivanovic ha raccontato per la prima volta uno degli aspetti più difficili della sua carriera. L’ex numero uno del mondo ha rivelato di aver convissuto con gravi attacchi di panico negli ultimi anni nel circuito, un problema rimasto a lungo nascosto e che ha inciso profondamente sul suo…

A quasi dieci anni dal ritiro, Ana Ivanovic ha raccontato per la prima volta uno degli aspetti più difficili della sua carriera. L’ex numero uno del mondo ha rivelato di aver convissuto con gravi attacchi di panico negli ultimi anni nel circuito, un problema rimasto a lungo nascosto e che ha inciso profondamente sul suo percorso.

“Avevo paura di entrare in campo”

Ospite del format Championship Failure, la campionessa del Roland Garros 2008 ha spiegato di aver combattuto a lungo contro la pressione e l’esposizione mediatica.

Ivanovic ha raccontato che, prima di alcune partite, veniva colpita da intensi attacchi di panico. «Non ne avevo mai parlato. La gente si chiedeva cosa mi stesse succedendo durante alcuni incontri, ma in realtà ero in preda al panico e non riuscivo più ad andare avanti. Avevo paura di tornare in campo il giorno dopo davanti al pubblico», ha confessato.

Gli infortuni e il peso delle rinunce

Nel ripercorrere gli ultimi anni della carriera, la serba ha ricordato anche alcuni episodi che l’hanno segnata sul piano fisico.

Tra i momenti più dolorosi c’è la rinuncia ai Giochi Olimpici di Pechino 2008, quando era numero uno del ranking mondiale, a causa di un problema alla mano destra. Più avanti, un infortunio al piede rimediato poco prima degli Australian Open 2015 aggravò ulteriormente la situazione, costringendola a giocare con antidolorifici e alimentando la convinzione che sarebbe stato difficile tornare ai massimi livelli.

Una scelta senza rimpianti

Guardando indietro, Ivanovic ritiene di aver preso la decisione giusta quando ha scelto di chiudere la carriera agonistica nel 2016.

Le difficoltà psicologiche e gli acciacchi fisici avevano ormai reso sempre più complicato competere al livello che pretendeva da sé stessa. La sua testimonianza aggiunge così un nuovo tassello al dibattito sulla salute mentale nello sport professionistico, tema di cui sempre più atleti hanno scelto di parlare apertamente negli ultimi anni.