A meno di due settimane dall’inizio dello US Open, il tennis mondiale si ritrova ancora alle prese con la questione della distribuzione dei ricavi. L’annuncio ufficiale del montepremi del torneo di New York, atteso per questi giorni e indicato oltre la soglia dei 100 milioni di dollari, non è ancora arrivato.
Al suo posto, i quattro Slam hanno comunicato l’intenzione di istituire un Player Advisory Council, un consiglio consultivo destinato a creare un nuovo canale di confronto diretto con i tennisti.
I giocatori chiedono più peso nelle decisioni
La questione economica è al centro del confronto da circa un anno e mezzo. I principali giocatori e le principali giocatrici chiedono una quota maggiore dei ricavi generati dai tornei, oltre a una revisione della gestione finanziaria degli Slam e a maggiori garanzie sul fronte del benessere degli atleti.
Il riferimento indicato dai rappresentanti dei tennisti è quello dei circuiti ATP e WTA, dove una percentuale del 22% degli incassi viene destinata ai premi. Il confronto con Wimbledon rende evidente la distanza: nell’ultima edizione il torneo londinese ha distribuito 64,2 milioni di sterline, pari al 14,4% dei ricavi complessivi.
Non si tratta soltanto di una questione economica. I giocatori vogliono avere voce nella scelta dei propri rappresentanti e nelle modalità attraverso cui il nuovo organismo dovrebbe funzionare. L’idea è avvicinarsi al modello dei consigli ATP e WTA, con componenti scelti direttamente dai colleghi e incarichi a tempo determinato.
Dopo Roland Garros e Wimbledon, la tensione rimane
Il confronto tra Slam e giocatori ha già prodotto proteste concrete nel corso della stagione. A maggio, durante il Roland Garros, diversi big avevano rinunciato ad alcuni impegni mediatici previsti dai loro contratti. Una protesta analoga era stata valutata in occasione di Wimbledon, ma le parti avevano trovato un’intesa prima che si arrivasse a una nuova mobilitazione.
Ora l’attenzione si sposta inevitabilmente su New York. Lo US Open, che prenderà il via il 30 agosto, è tradizionalmente il torneo dello Slam con il montepremi più alto: nel 2025 il fondo premi era stato fissato a 90 milioni di dollari. Il superamento dei 100 milioni rappresenterebbe quindi un nuovo record e, allo stesso tempo, un passaggio importante nel confronto con i giocatori.
L’assenza dell’annuncio ufficiale alimenta però l’incertezza. Senza un accordo ritenuto soddisfacente, non è esclusa una nuova protesta durante il torneo.
Il nodo del doppio misto
Il confronto economico si intreccia anche con le scelte organizzative della USTA. Il nuovo formato del doppio misto, programmato nella settimana precedente all’inizio del tabellone principale, ha suscitato diverse perplessità tra i giocatori.
Alcuni protagonisti avevano persino minacciato di non partecipare alla competizione, contestando anche l’idea di estenderne la durata per aumentare le opportunità commerciali del torneo.
Nell’entry list attuale non compare Jannik Sinner, che lo scorso anno avrebbe dovuto partecipare insieme a Katerina Siniakova prima di rinunciare dopo il ritiro da Cincinnati. C’è invece Aryna Sabalenka, pronta a formare una coppia di grande richiamo con Novak Djokovic.
New York diventa il prossimo banco di prova
La creazione del Player Advisory Council rappresenta dunque un tentativo degli Slam di riportare il confronto su un piano istituzionale. Resta da capire quanto spazio decisionale verrà effettivamente riconosciuto ai giocatori e, soprattutto, quale sarà la risposta sul fronte del montepremi.
Con l’appuntamento di Flushing Meadows sempre più vicino, il tennis si prepara così a uno US Open importante anche fuori dal campo. Per evitare nuove tensioni servirà trovare un punto d’incontro tra le ambizioni economiche degli Slam e le richieste di una rappresentanza più forte avanzate dai protagonisti del circuito.




