L’Argentina è tornata a occupare una posizione di rilievo nelle classifiche ATP. L’ultimo ranking conta infatti dieci giocatori albicelesti tra i primi 100 del mondo, un dato che la colloca sul podio delle nazioni più rappresentate alle spalle di Stati Uniti e Francia.
Un risultato significativo per un movimento che negli ultimi anni aveva perso parte della propria consistenza. Il problema, però, è capire se questa abbondanza possa trasformarsi anche in risultati di vertice.
Cerundolo guida un gruppo senza una vera stella
Il riferimento principale resta Francisco Cerundolo, attualmente numero 25 ATP. Il 28enne di Buenos Aires ha già raggiunto la top 20 e conquistato diversi titoli nel circuito maggiore, dimostrando di poter essere competitivo su superfici differenti.
Il talento non gli manca, così come la capacità di mettere in difficoltà avversari di primissimo livello. Finora, tuttavia, gli è mancato quel salto di rendimento necessario per trasformarsi stabilmente in un protagonista delle fasi decisive dei grandi tornei.
Alle sue spalle c’è un gruppo numeroso e competitivo, ma nessuno sembra ancora avere le caratteristiche per raccogliere l’eredità dei grandi campioni argentini del passato. Tomas Martin Etcheverry e Mariano Navone hanno entrambi conquistato un titolo ATP nel 2026, mentre Thiago Tirante si è messo in evidenza a Cincinnati eliminando Novak Djokovic.
Ci sono poi Sebastian Baez, Juan Manuel Cerundolo, Roman Andres Burruchaga, Camilo Ugo Carabelli, Facundo Diaz Acosta e Marco Trungelliti. Dieci giocatori, quindi, ma con una sola presenza under 25 e un’età media di circa 26 anni e mezzo.
Il problema è soprattutto generazionale
Il dato più preoccupante riguarda proprio il ricambio. L’Argentina può contare su una presenza importante tra i professionisti affermati, ma fatica a individuare i nomi destinati a raccoglierne l’eredità.
Tra i primi 1.000 del ranking ATP figurano più di 60 teenager, ma nessuno di loro rappresenta l’Argentina. Anche restringendo il campo agli under 23, la situazione non migliora particolarmente: nei primi 300 ci sono soltanto Lautaro Midon, attualmente numero 193, e Juan Manuel La Serna, numero 288.
Anche il ranking junior offre indicazioni poco incoraggianti. L’unico argentino presente tra i primi 100 è Dante Pagani, al numero 20.
Il rischio è quindi quello di avere un movimento molto consistente nel presente, ma con poche certezze per il futuro.
Una tradizione che aspetta il prossimo grande nome
Il contrasto con la storia recente è evidente. L’Argentina ha prodotto otto giocatori capaci di entrare nella top 10 nel corso del nuovo millennio: Guillermo Coria, Gaston Gaudio, Guillermo Canas, Mariano Puerta, David Nalbandian, Juan Monaco, Juan Martin Del Potro e Diego Schwartzman.
L’ultimo argentino a conquistare uno Slam rimane Del Potro, campione dello US Open nel 2009. Da allora nessuno è riuscito a raccogliere quella pesante eredità.
Le difficoltà del movimento non dipendono soltanto dalla formazione. Per i giovani sudamericani il percorso verso il tennis professionistico comporta spesso costi elevati e lunghi periodi lontano da casa, mentre la situazione economica argentina rende ancora più complicato sostenere una carriera internazionale.
L’Italia come possibile modello
Il dato dei dieci top-100 rappresenta comunque una base sulla quale costruire. La storia recente dell’Italia dimostra che la quantità può precedere la qualità.
Anche il movimento italiano ha attraversato una fase in cui l’obiettivo principale era aumentare la presenza dei propri giocatori nelle fasce alte della classifica. Da quella base è poi arrivata una generazione capace di produrre il primo numero uno ATP italiano e altri quattro giocatori entrati nella top 10 dal 2019 in avanti.
Per l’Argentina il percorso potrebbe essere simile. I dieci top-100 rappresentano già una massa critica importante. La sfida, adesso, sarà trasformare quella profondità in un nuovo campione capace di riportare la bandiera albiceleste nelle posizioni che contano davvero.




