L’amarezza è tutta nelle parole e nello sguardo di Matteo Berrettini. Il suo Roland Garros si è concluso nel modo più doloroso possibile, con un ritiro nei quarti di finale contro Matteo Arnaldi che ha interrotto bruscamente un percorso che lo aveva riportato tra i protagonisti assoluti del tennis internazionale.
Dopo settimane vissute ad altissimo livello, il romano ha dovuto alzare bandiera bianca nel secondo set a causa di un problema fisico che gli ha impedito di continuare. Una decisione inevitabile, ma difficile da accettare per un giocatore che stava ritrovando fiducia, continuità e soprattutto la sensazione di poter competere nuovamente per i traguardi più importanti.
Il ringraziamento a chi gli è stato vicino
Davanti ai giornalisti, Berrettini ha voluto innanzitutto rivolgere un pensiero alle persone che lo hanno accompagnato nel lungo percorso di recupero dagli infortuni che ne hanno segnato le ultime stagioni.
“Le persone che sono qui con me hanno condiviso i momenti più difficili della mia carriera e anche le gioie di questo torneo. Per loro e per me stesso avrei voluto concludere questa avventura in modo diverso”, ha spiegato con evidente emozione.
Parole che raccontano il peso di una delusione arrivata proprio quando il peggio sembrava alle spalle e il percorso intrapreso negli ultimi mesi stava finalmente dando i suoi frutti.
Il rammarico più grande
Più del risultato, a fare male è la sensazione di non aver potuto giocarsi fino in fondo le proprie possibilità.
“La delusione più grande è non essere riuscito a giocarmi le mie carte fino alla fine. Mi resta l’amaro in bocca, ma devo cercare di conservare tutto ciò che di positivo ho costruito in queste settimane. In questo momento è difficile, ma il bilancio del torneo resta comunque molto importante”.
Un’analisi lucida, nonostante la delusione. Perché il percorso compiuto a Parigi ha restituito l’immagine di un Berrettini competitivo, capace di tornare a esprimere il tennis che lo aveva portato fino alla finale di Wimbledon e tra i migliori giocatori del mondo.
L’incognita sull’infortunio
Al momento, però, ogni valutazione passa dalle condizioni fisiche. Il problema sembra essere localizzato all’anca, ma il tennista preferisce non sbilanciarsi prima degli accertamenti medici.
“Il dolore arrivava dall’anca e non riesco ancora a capire esattamente quale sia l’origine del problema. Non mi era mai successo qualcosa di simile. In passato avevo avuto qualche fastidio nella stessa zona, ma con caratteristiche completamente diverse. Gli esami saranno fondamentali per capire la situazione”.
La speranza è che si tratti di uno stop limitato e che la decisione di fermarsi immediatamente abbia evitato conseguenze più serie.
Wimbledon nei pensieri, ma senza forzare
Inevitabilmente lo sguardo è già rivolto alla stagione sull’erba e soprattutto a Wimbledon, il torneo che più di ogni altro ha segnato la carriera di Berrettini. Tuttavia il romano preferisce non fare previsioni.
“Al momento non posso sapere se sarò pronto per Londra. È un infortunio che conosco poco e non so quali saranno i tempi di recupero. Mi affiderò ai medici e agli specialisti. La mia speranza è di essermi fermato in tempo e di evitare uno stop troppo lungo. Mi sentivo bene, stavo ritrovando continuità e fiducia nel mio tennis. Per questo motivo il rammarico è ancora maggiore”.
È probabilmente questo il punto che fa più male: l’impressione di essere tornato vicino alla sua migliore versione proprio nel momento in cui il fisico ha deciso di presentargli un nuovo conto. Il Roland Garros si chiude quindi con una ferita difficile da digerire, ma anche con una certezza importante. Matteo Berrettini è tornato competitivo ai massimi livelli. Adesso la sfida sarà trasformare la delusione di oggi nell’energia necessaria per superare un altro ostacolo e tornare presto a inseguire i traguardi che il suo talento merita.




