Federer oltre i numeri: l'eleganza che sfida il verdetto degli Slam
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Federer oltre i numeri: l’eleganza che sfida il verdetto degli Slam

Il dibattito sul più grande non si esaurisce nei numeri. L’eleganza di Roger Federer rappresenta una dimensione che va oltre i 20 Slam vinti, un’eredità che sfida le semplici statistiche e i paragoni tra epoche.

Ventiquattro, ventidue, venti. I numeri degli Slam vinti da Djokovic, Nadal e Federer sembrano definire una gerarchia, ma il dibattito su chi sia il più grande tennista di tutti i tempi è tutt’altro che chiuso. Secondo l’analisi di Ubaldo Scanagatta, ridurre la discussione a un mero conteggio di titoli è un approccio superficiale che non tiene conto di variabili fondamentali, a partire dall’unicità stilistica di alcuni campioni.

L’estetica come valore aggiunto

Roger Federer incarna perfettamente questa complessità. Per molti appassionati, lo svizzero appartiene a una categoria superiore non solo per i successi, ma per come li ha ottenuti. ‘È l’occhio che vuole la sua parte: l’estetica, l’eleganza, la raffinatezza’, ha spiegato Scanagatta. La sua capacità di concludere partite estenuanti, magari vinte 16-14 al quinto set, senza mostrare una goccia di sudore, lo ha reso un’icona. Questa percezione di perfezione ha creato un legame profondo con il pubblico, tanto che la sconfitta nella finale di Wimbledon del 2019 contro Djokovic, dopo aver avuto due match point, è ancora oggi un ‘dolore insopportabile e indimenticabile’ per i suoi tifosi.

Confronti impossibili tra generazioni

Il paragone tra epoche diverse è un esercizio pieno di insidie. Scanagatta fa notare come i due titoli di Nicola Pietrangeli a Parigi siano arrivati in un’epoca in cui i migliori professionisti non partecipavano ai tornei del Grande Slam. Anche la vittoria di Adriano Panatta al Roland Garros vide in semifinale e finale avversari come Dibbs e Solomon, ottimi giocatori ma mai ai vertici assoluti. Un caso emblematico è quello di Ken Rosewall, che ha vinto otto Slam ma è rimasto escluso per undici anni dal circuito principale, perdendo la possibilità di competere in 44 tornei dello Slam. Questa difficoltà di paragone si estende anche al presente, dove secondo Scanagatta un giocatore ‘di media qualità’ come Alex De Minaur si trova ai vertici, suggerendo una possibile variazione del livello medio del circuito.