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Canè senza filtri: “Sinner giochi meno, a Musetti darei consigli gratis”

L’analisi di Paolo Canè sul tennis italiano e mondiale. Consigli a Sinner per diventare una star e un’offerta a Musetti: “Mi rivedo in lui”.

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L’analisi di Paolo Canè sul tennis contemporaneo è diretta e non risparmia nessuno. L’ex tennista azzurro osserva con interesse le nuove leve, come Mattia Bellucci, giocatore che apprezza per il suo estro e la capacità di dare tutto in campo, prevedendogli grandi soddisfazioni future. Ma è sui big del tennis italiano e mondiale che Canè concentra le sue riflessioni più taglienti, offrendo spunti su gestione della carriera e approccio mentale.

Il consiglio a Sinner: giocare poco per vincere tanto

Secondo Canè, Jannik Sinner ha compreso una lezione fondamentale: un eccesso di partite rischia di bloccarlo, come accaduto al Roland Garros. La chiave per diventare una vera star, suggerisce, è la stessa adottata da campioni come Djokovic e Federer: “giocare poco e vincere tanto“. L’alternativa è accontentarsi di una posizione tra i primi dieci del mondo, con i relativi guadagni, ma senza raggiungere l’apice. Canè cita l’argentino David Nalbandian come esempio di chi ha saputo applicare questa strategia con successo.

Su Musetti: “Mi rivedo in lui”

Canè conferma la sua disponibilità ad allenare Lorenzo Musetti senza compenso economico. “Sento un feeling molto particolare con Lorenzo, in lui mi rivedo“, ha spiegato. L’ex giocatore ritiene di poter offrire suggerimenti utili, a partire dall’incoraggiarlo a giocare come sa, senza pensare troppo, e a posizionarsi più vicino alla linea di fondo. Non si tratta di una critica al lavoro di Simone Tartarini, coach storico di Musetti, ma di un’offerta di supporto. “Io, a suo tempo, avrei voluto qualcuno che mi dicesse come comportarmi in determinate situazioni“, ha aggiunto Canè, sottolineando le somiglianze tecniche e caratteriali con il giovane tennista.

Djokovic e il fattore ego

Riguardo a Novak Djokovic, Canè si interroga sul senso della sua longevità agonistica. “Ma chi glielo fa fare?”, si chiede, riferendosi alla scelta di continuare a competere a più di quarant’anni concentrandosi solo sui Grandi Slam. L’ex tennista evidenzia lo stress fisico che porta a episodi come vomitare in campo e si domanda se valga la pena rischiare di perdere un set 6-0. Per Canè, la questione è legata all’amor proprio e all’ego, ovvero il bisogno di sentirsi ancora protagonisti applauditi dal pubblico, un fattore che “può giocare brutti scherzi“.