Djokovic, il segreto della longevità in un tennis che logora i campioni
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Djokovic, il segreto della longevità in un tennis che logora i campioni

Mentre una nuova generazione di tennisti è falcidiata dagli infortuni, Novak Djokovic continua a dominare. Il suo segreto? Una cura maniacale del corpo.

Mentre il tennis moderno mette a dura prova il fisico dei suoi protagonisti, con giovani talenti come Carlos Alcaraz e Jannik Sinner costretti a fermarsi per infortunio, Novak Djokovic a quasi 40 anni continua a dimostrare una tenuta fisica fuori dal comune. La sua longevità non è frutto del caso, ma di un metodo scientifico applicato al corpo, in un circuito diventato sempre più esigente. La distanza percorsa in un match è cresciuta del 50% negli ultimi 25 anni, un dato che fotografa l’evoluzione di questo sport.

Un circuito che sbrana i suoi figli

L’aumento degli infortuni nel tennis è un dato di fatto, con una crescita del 25% negli ultimi due decenni e un’impennata del 112% per le lesioni a spalle e arti superiori. Secondo l’osteopata e fisioterapista Claudio Zimaglia, che ha lavorato con Sinner e Djokovic, la natura stessa dei problemi fisici è cambiata. Se un tempo prevalevano traumi estemporanei come distorsioni o epicondiliti, oggi si assiste a infortuni da sovraccarico strutturale. “Vediamo lesioni della cuffia da decelerazione violenta, fratture da stress lombari per l’iperestensione del servizio, tendinopatie achillee e della rotula”, spiega Zimaglia. La causa risiede in una biomeccanica che trasforma il corpo in una “catapulta elastica”, con posture estreme per generare la massima accelerazione. A questo si aggiungono calendari fitti, superfici omologate che allungano gli scambi e materiali sempre più performanti.

Il metodo Djokovic: la risposta al logorio

La gestione del corpo è diventata la chiave per una carriera duratura. Marco Panichi, che ha curato la preparazione fisica di Djokovic per anni, svela come il serbo sia riuscito a vincere 24 Slam mantenendo un’integrità fisica invidiabile. L’approccio si basa su un’analisi dettagliata dei dati. “Serve uno staff che aiuti ad avere più dati possibili sull’attività metabolica di base del giocatore e su come reagisce a determinati stimoli, in questo caso al caldo”, afferma Panichi. L’alimentazione e la supplementazione giocano un ruolo centrale, così come la comprensione di parametri come la sudorazione per personalizzare l’intervento. Tutto questo richiede tempo e una grande motivazione. Panichi conclude con un’osservazione chiara: “Nole era uno che su queste cose non transigeva”.