Novak Djokovic ha messo sul tavolo una proposta per ridurre la durata delle partite di tennis senza rinunciare al formato al meglio dei cinque set. L’idea, discussa insieme al content creator Nick Coutracos, prevede di portare i set da sei a quattro game e di introdurre il punto secco sul 40-40.
Il sistema del punto decisivo è già utilizzato nel doppio del circuito ATP. Secondo Djokovic, l’insieme delle modifiche potrebbe portare la durata degli incontri intorno alle due ore.
Djokovic: set più brevi per evitare le maratone
Il tema è tornato d’attualità durante lo US Open, dove alcune sessioni serali hanno costretto giocatori e spettatori a fare i conti con orari particolarmente avanzati.
Il caso più evidente è arrivato dopo la partita tra Djokovic e Mariano Navone. La durata dell’incontro ha fatto slittare il programma fino a portare in campo Venus Williams e Sofia Kenin alle 00:13, il debutto più tardo nella storia del torneo.
«Non conosco nessun altro sport in cui si debba iniziare così tardi», ha commentato Venus Williams. Anche Jessica Pegula, presidente del Tour Architecture Council, ha espresso perplessità sulla sostenibilità di incontri che possono protrarsi fino alle prime ore del mattino.
La proposta divide i giocatori
L’idea di Djokovic ha raccolto il sostegno di Ben Shelton, ma non tutti nel circuito sembrano favorevoli. Joao Fonseca si è schierato contro la proposta, mostrando quanto il tema del formato degli Slam sia ancora divisivo tra i giocatori.
La discussione coinvolge anche le istituzioni. Andrew Abdo, CEO di Tennis Australia, ha aperto alla possibilità di intervenire in futuro sulla struttura dei tornei dello Slam. Tra le ipotesi citate figurano proprio una riduzione della durata degli incontri al meglio dei cinque set oppure una modifica del sistema di punteggio.
Il problema degli orari estremi non è comunque nuovo. All’Australian Open 2023, la sfida tra Andy Murray e Thanasi Kokkinakis terminò alle quattro del mattino. Un precedente che alimenta il confronto sulla necessità di trovare un equilibrio tra la tradizione dei cinque set e le esigenze dei giocatori.
Per Pegula, la questione va affrontata partendo proprio da questo interrogativo: «Bisogna chiedersi se sia davvero la cosa giusta per i giocatori».




