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Rublev ad Almaty si racconta ed incontra i bambini autistici: «Voglio cambiare, continuare come prima non servirebbe a niente. La cosa più importante è fare del bene»

Il bel messaggio di sport ed inclusione.

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Dopo una tournée asiatica tra alti e bassi, Andrey Rublev riparte dall’Almaty Open con l’obiettivo di ritrovare se stesso, oltre che il proprio miglior tennis. Il russo è scivolato al numero 22 del ranking ATP, uscendo dalla Top 20 dopo oltre sei anni di presenza stabile, ma la classifica non è l’unica preoccupazione. A 29 anni, il suo obiettivo è ritrovare il livello che lo aveva portato fino alla quinta posizione mondiale, lavorando anche sulla condizione atletica e soprattutto sull’equilibrio mentale.

Nel percorso di Rublev, infatti, le difficoltà non si sono mai limitate al campo. Gli scatti d’ira e le reazioni impulsive hanno spesso mostrato un disagio più profondo della semplice frustrazione per un errore. Ora il russo vuole cambiare approccio, senza lasciare che le proprie battaglie interiori prendano il sopravvento sul piacere di giocare e sulla serenità personale.

Rublev: «Continuare a giocare come prima non servirebbe a niente»

Alla vigilia del torneo kazako, Rublev ha spiegato di essere pronto a rimettere in discussione abitudini consolidate nel corso della sua carriera. «Sto cercando di cambiare, dentro e fuori dal campo, anche mentalmente. Voglio modificare abitudini che mi hanno già portato al massimo di ciò che potevo ottenere. Sono nella seconda parte della mia carriera e voglio fare qualcosa di completamente diverso», ha raccontato.

Abbandonare schemi conosciuti, però, non è semplice, soprattutto quando hanno contribuito a portarlo ai vertici del tennis mondiale. «Non è facile abbandonare qualcosa che conosci da tutta la vita, soprattutto se è ciò che ti ha portato al numero 5 del mondo, per provare qualcosa di diverso di cui ancora non ti fidi veramente», ha ammesso il russo.

Il cambiamento comporta inevitabilmente dei rischi, ma per Rublev continuare sulla strada percorsa finora sarebbe ancora più pericoloso. «Forse la seconda parte della mia carriera sarà migliore della prima, oppure no. Ma almeno saprò di essermi dato una possibilità. Se continuassi a giocare come prima, il mio livello scenderebbe poco alla volta. Restare semplicemente tra i primi trenta del mondo per altri cinque o sei anni, per me, non farebbe alcuna differenza».

Parole che raccontano un’ambizione ancora intatta. Rublev non vuole accontentarsi di una permanenza stabile tra i migliori trenta, ma cerca una nuova versione di sé, capace di coniugare competitività e benessere personale. Il percorso è ancora tutto da costruire, ma il russo sembra aver individuato la direzione da seguire.

Rublev incontra i bambini autistici: «La cosa più importante è fare del bene»

Fuori dal campo, il russo continua a distinguersi per il suo impegno benefico. La fondazione creata alla fine del 2023 sostiene i bambini in difficoltà e rappresenta una parte importante della sua attività lontano dalle competizioni.

Ad Almaty, in attesa del debutto contro Adrian Mannarino, Rublev ha trascorso una giornata con i bambini del centro per l’autismo Asyl Miras. Tra esercizi con le palline, attività sul campo e momenti di gioco, i piccoli partecipanti hanno potuto avvicinarsi al tennis rispettando le proprie esigenze.

«È stata una bellissima esperienza. I bambini ti insegnano tantissimo e c’è qualcosa di speciale nel condividere quell’atmosfera di gioco», ha raccontato il tennista. «Mia madre è un’allenatrice di tennis, quindi sono cresciuto sui campi e so quanto sia importante il rapporto con i bambini. Ogni iniziativa benefica ha un valore enorme. Ma la cosa più importante è semplicemente fare qualcosa di buono».

Sport e inclusione, il messaggio dell’Almaty Open

L’iniziativa si inserisce nel programma promosso dalla Fondazione Bulat Utemuratov, che offre assistenza gratuita alle famiglie attraverso tredici centri dedicati all’autismo.

«Per noi è particolarmente importante che i bambini con disturbi dello spettro autistico abbiano l’opportunità di partecipare a tutti gli aspetti della vita, compreso lo sport», ha spiegato Ainur Karbozova, amministratrice delegata della fondazione. «Incontri come questi contribuiscono a diffondere una maggiore consapevolezza dell’inclusione, non soltanto tra i bambini ma anche nell’intera società».

La possibilità di trascorrere del tempo con atleti professionisti rappresenta, secondo Karbozova, un’esperienza significativa e un passo avanti verso un ambiente più aperto e inclusivo.

L’Almaty Open, già conosciuto come Astana Open, organizza ogni anno giornate dedicate ai bambini insieme ai protagonisti del torneo. Nel corso delle edizioni hanno partecipato campioni come Novak Djokovic, Carlos Alcaraz, Daniil Medvedev, Elena Rybakina, Felix Auger-Aliassime, Dominic Thiem e Alexander Bublik.

Per Rublev, l’appuntamento in Kazakistan assume così un significato che va oltre il risultato sportivo: mentre prova a inaugurare un nuovo capitolo della propria carriera, il russo continua a trovare spazio anche per iniziative che gli ricordano quanto il tennis possa essere uno strumento di condivisione e inclusione.