Jannik Sinner, numero uno del ranking mondiale, è una delle figure centrali nella disputa tra i tennisti e i tornei del Grande Slam. La questione riguarda la percentuale dei ricavi destinata ai giocatori, attualmente ferma al 15%. Insieme ad altri top player, Sinner ha sostenuto la richiesta di portarla almeno al 22%, minacciando di ridurre gli impegni con i media durante i Major come forma di protesta.
L’accordo storico con Parigi
Una prima, significativa apertura è arrivata dal Roland Garros. Lo Slam parigino, secondo quanto riportato dal The Guardian, sarà il primo a introdurre un meccanismo di condivisione dei ricavi, offrendo ai giocatori una quota predeterminata. Questo accordo, siglato durante i colloqui a Wimbledon, supera il sistema precedente basato sull’annuncio annuale dei montepremi. La novità non si limita all’aspetto economico: l’intesa prevede anche contributi ai fondi pensione e all’assistenza sanitaria per i tennisti, oltre a un maggior coinvolgimento nelle decisioni strategiche del torneo.
La pressione si sposta sullo Us Open
Con l’intesa raggiunta con il torneo francese, l’attenzione si concentra ora sullo Us Open. Il Major americano, che a inizio agosto annuncerà il montepremi per il 2026, è chiamato a dare una risposta. I giocatori, rappresentati da Larry Scott, si aspettano un’apertura simile a quella parigina. In caso contrario, la protesta potrebbe intensificarsi. Sinner e altri big del circuito hanno infatti minacciato di non partecipare al torneo di doppio misto dello Slam statunitense, un’azione che priverebbe l’evento di stelle e visibilità, mettendo a rischio i piani degli organizzatori. L’obiettivo finale dei giocatori resta chiaro: raggiungere una quota del 22% dei ricavi degli Slam entro il 2030.




